Il Comune ha affidato allente la gestione della Caffarella. Adesso chiederemo allUnesco di riconoscerla patrimonio dellumanità Nuova vita per la Valle della Caffarella, parte integrante dellAppia Antica. Con un protocollo appena siglato tra il sindaco Gianni Alemanno e il presidente del parco Adriano La Regina, il Comune ha affidato allente parco la gestione dellarea, 300 ettari di Agro Romano e resti archeologici dentro la città, a ridosso delle Mura Aureliane. Significa che adesso lente potrà investire i fondi del cosiddetto Por, il programma operativo regionale, che rischiava di perdere senza la firma del protocollo. A disposizione per la Caffarella ci sono due milioni di euro che verranno utilizzati per il restauro delle cisterne monumentali di epoca romana, il recupero di due casali, la sistemazione degli accessi alla tenuta e la realizzazione di nuovi percorsi naturalistici a tema. «La firma del protocollo - dichiara la direttrice del parco, Alma Rossi - è il primo importante passo per ladozione del piano di gestione della Valle della Caffarella, che finora non abbiamo potuto redigere perché, dopo gli espropri, terminati nel marzo 2007, larea non era ancora passata in gestione dal Comune di Roma allEnte parco». La Caffarella è il primo pezzo del parco dellAppia Antica, 3500 ettari in tutto, che può essere gestito direttamente dallente parco. Per il resto del territorio, le competenze sono ancora polverizzate: Servizio Giardini, Ama, municipi. «Un piano di gestione, invece - sottolinea la direttrice - renderà larea più vissuta e curata ed eviterà il ripetersi del fenomeno degli insediamenti abusivi che abbiamo fronteggiato per anni». Lobiettivo dellente parco è ottenere linserimento della Caffarella tra i beni riconosciuti dallUnesco come patrimonio dellumanità, obiettivo facilmente raggiungibile per lunicità della valle, nella sua combinazione di paesaggio agricolo e archeologico, a condizione, però, che il piano venga redatto secondo le linee guida dellUnesco. Toccherà allacqua legare tutti gli interventi nel parco: il restauro delle cisterne romane, il recupero dei casali e i percorsi naturalistici. A testimoniare che lacqua ha ricoperto un ruolo importantissimo in questo territorio che dallepoca romana ad oggi è sempre stato una tenuta agricola. Dunque le cisterne per raccogliere lacqua piovana, ma anche il fiume Almone, nellantichità considerato sacro, la fonte della Ninfa Egeria e i casali, cuore delleconomia dei campi. Tra i percorsi a tema ci saranno le zone umide, da poco ripristinate, e gli itinerari vulcanici, perché tutta larea fa parte dellantico vulcano laziale, testimoniato dal basolato di pietra lavica della via Appia Antica. Su via della Caffarella, infine, sorgerà un centro regionale di biodiversità. «Per mantenere la peculiarità agricola della Valle - ricorda la direttrice Alma Rossi - lesproprio della Caffarella, iniziato nel 1996 e finanziato con 26 miliardi di vecchie lire della legge Roma Capitale, ha interessato solo 130 ettari su un totale di 300. E stata una scelta consapevole per non trasformare i campi coltivati in pratoni simili a quelli delle ville cittadine, stravolgendo la vocazione del parco. In questi termini, lesproprio rappresenta un delicato punto di equilibrio, mentre la fruizione indiscriminata avrebbe provocato seri danni ambientali e paesaggistici».