Burri vincolato, ma da dolci catene. Ben 460 opere di uno degli artisti più famosi del Novecento italiano e mondiale, Alberto Burri (1915-1995), sono state vincolate e rese inalienabili dallo Stato, con due decreti appena emanati dalla Soprintendenza Regionale Umbra (prof. Marchetti) - su proposta della competente Soprintendenza per i Beni Artistici, Architettonici, Paesistici, Storici, Demoantropologici - e con la partecipazione della Direzione Generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea presieduta da Pio Baldi. Insomma, la collezione di opere di Burri conservata a Città di Castello - luogo di nascita dell'artista - nel quattrocentesco Palazzo Albizzini e nel capannone degli Ex-Essiccatoi del Tabacco, da Burri stesso ristrutturato perché ospitasse le sue opere, da oggi è sotto il vincolo statale. Eppure non sono ancora trascorsi i 50 anni dalla loro creazione - secondo la normativa vigente - sicché questo vincolo assume il valore morale di un riconoscimento eccezionale. Alberto Burri subito dopo l'ultimo conflitto mondiale abbandonò la professione medica per dedicarsi alla pittura: i suoi "Sacchi" di tela e plastica, bruciati con la fiamma ossidrica, espressione dì una società devastata dalla guerra, fecero il giro del mondo, aprendo la fase mondiale dell'arte extra-pittorica Col tempo il carattere dirompente dell'opera di Burri si attenuò: il pittore utilizzò altri materiali - creta, cellulosa - inserì l'elemento della bellezza nelle sue creazioni, come la foglia d'oro nel ciclo "Nero e oro" del 1993, cominciò ad operare in serie e per specifici ambienti, come "Sestante" esposto a Venezia nel 1983 o "Metamorfotex" del 1991 progettato per Praga, iniziando una nuova fase della sua arte. Egli stesso istituì nel 1978 la Fondazione Burri a Città di Castello - presiedute da Maurizio Calvesi -destinando alla cittadina il suo patrimonio non ancora musealizzato di opere. Oggi il sindaco professoressa Cecchini è giustamente orgogliosa: il vincolo della soprintendenza è una conferma definitiva del valore universale delle opere di Burri, che potranno bensì liberamente circolare per mostre temporanee, ma restando legate per sempre al luogo in cui sono nate, Città ai Castello in Umbria.