Inchiesta esclusiva. Mentre se ne celebra il cinquecentenario, il Giornale dell'Arte è andato a verificare, dal vivo, su vari edifici, come ci siamo comportati con il grande architetto Vicenza. Una colata di cemento senza regole e controlli, campagna e paesaggio trasformati in quella che lo stesso presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, definisce «un'opaca galassia metropolitana». Case ovunque, capannoni industriali, centri commerciali. Disordine edilizio caotico e perdita del paesaggio che secondo gli esperti ha provocato negli abitanti angoscia e depressione diffuse. «Come entità geografica e urbanistica, il Veneto è un cantiere sperimentale che dura ormai da cinquant'anni e ha prodotto una serie di "mostrificazioni" personali e ambientali»: è addolorato, Francesco Vallerani, docente a Venezia, geografo, studioso del fenomeno. «Da un lato un territorio costellato da straordinarie meraviglie architettoniche e paesaggistiche, dall'altro il disastro urbanistico che ha annullato il paesaggio». Il Veneto è davvero un territorio straordinario. Una natura che va dalle montagne ai laghi alpini, alle splendide colline e fiumi, al paesaggio campestre, la laguna, il mare. E le infinite opere dell'uomo. Questa è, per esempio, la regione d'Europa più ricca di cinte murarie medievali. Possiede soprattutto un tesoro diffuso unico al mondo, emblema del Veneto e della sua civiltà: le Ville. Quando, tra Quattro e Cinquecento, Venezia perse i mercati d'Oriente, da Repubblica basata sulla navigazione si trasformò in «stato da tera». È nato allora il fenomeno della «Villa Veneta», fulcro di grandi aziende agricole. «Li nobili et citadini veneti inrichiti volevano trionfare et vivere et atendere a darse piacere et delectatione et verdure in la terraferma et altri spassi, abbandonando la navigatione () et facevano palagi et spendevano denari assai», racconta nei suoi Diarii Gerolamo Priuli nel 1509. Nobili e possidenti della Serenissima comprarono terre, investirono in grandiose bonifiche e si costruirono splendide dimore affidate a famosi architetti. L'articolo integrale è disponibile nell'edizione stampata de Il Giornale dell'Arte