"Giù le mani dai reperti della Tomba Varrese". La città di Canosa scende in campo contro quello che lamministrazione comunale definisce come "lennesimo tentativo di allontanare dal territorio di appartenenza, beni archeologici di inestimabile valore". Per questa ragione oggi alle 18 è stata convocata una riunione durgenza del consiglio comunale: "Per fronteggiare - si legge in una nota - liniziativa della Provincia di Bari che intende trasferire nel capoluogo la collezione dei pezzi archeologici della Tomba Varrese, esposti nel museo canosino di Palazzo Sinesi". Non usa mezzi termini il sindaco Francesco Ventola: «Sarebbe lennesimo atto che già in passato ha consentito di frantumare il patrimonio archeologico della nostra città che, oltretutto non potrà mai avere pari valorizzazione se portato altrove, lontano dalla propria provenienza. È incredibile - scrive Ventola - non poter condividere con un Ente pubblico, come la Provincia di Bari, linteresse supremo per la migliore fruibilità e valorizzazione di tali beni pubblici. La città di Canosa, tra le più importanti della Puglia antica e non solo, scrigno di tesori, di ricchezze archeologiche in continuo affioramento, destinataria di un Museo nazionale per le iniziative del 150 anniversario dellUnità Nazionale, non può perdere e vedere smembrato il patrimonio che la sua storia ha voluto consegnarle«. Fino a non molti anni addietro, prima di altre più recenti scoperte, il Varrese era fra i pochissimi ipogei canosini noti dalla letteratura non solo per la pianta e la tipologia architettonica, ma anche in parte per la consistenza del corredo, diviso fra i musei di Bari e di Taranto. Del monumento, però, si era persa ogni traccia, tanto da farlo ritenere ormai irrimediabilmente distrutto, finché nel 1971 fu nuovamente rintracciato, mentre un limitato intervento di scavo nella parte terminale del dromos e nelle camere laterali seguì fra lagosto e il settembre 1973. Canosa è uno dei centri archeologici più importanti per i suoi ipogei, fra i quali i celebri Lagrasta, che costituiscono il complesso funerario più importante, non solo della città, ma di tutta la Daunia. Per quanto riguarda i reperti dei ricchissimi corredi, dispersi nei musei di tutto il mondo, sono famosi i vasi apuli a figure rosse dellIpogeo del vaso di Dario esposti al Museo archeologico di Napoli, i gioielli della principessa Opaka della Tomba degli Ori presso il museo di Taranto e appunto lo straordinario corredo della Tomba Varrese, da sempre diviso tra i musei di Bari e Taranto, ed oggi eccezionalmente riunito negli spazi espositivi di Palazzo Sinesi di Canosa.