LIVORNO. Non c'è posto per la storia di Livorno. Una grande quantità di reperti, identità della nostra città, non hanno un luogo per essere esposti. Un patrimonio archeologico di raro valore, che dal paleolitico arriva al Primo Novecento, ma che è invisibile agli occhi della città perché chiuso in scatoloni in luoghi inaccessibili al pubblico e agli studiosi. A denunciare il problema è stata Città Diversa durante un convegno, tenutosi alla Circoscrizione 2. Convegno al quale hanno partecipato Carmela Sturmann Ciccone, storica-medievista, Gian Giacomo Panessa, storico della Normale di Pisa, Franco Sammartino, conservatore onorario del museo del Mediterraneo, Marco Cannito capogruppo consiliare di Città Diversa e l'ingegnere Marco Chetoni, coordinatore dell'assetto al territorio del Comune. Che cos'è il museo scomparso? A spiegarlo è Carmela Sturmann Ciccone: "il museo nacque con il nome di Museo Civico di Paletnologia, Archeologia e Numismatica nel 1887 da una donazione di Enrico Chiellini, poi prese il nome di Museo Civico Archeologico e si trasferì in Piazza Guerrazzi, finché nel 1935 subì una nuova trasformazione in Museo Civico Giovanni Fattori". Prima dello scoppio della II guerra mondiale le opere furono imballate, per motivi di sicurezza, e portate alla Certosa di Calci. Nel dopoguerra il museo fu riaperto e posto prima a Villa Fabbricotti e poi a Villa Mimbelli, ma la parte numismatica, archeologica e dei quadri anteriori all'Ottocento non venne mai esposta. Solo in rari casi i reperti sono stati riportati alla luce: durante la mostra sugli Etruschi allestita nel 2001 a Venezia, gli organizzatori chiesero di esporre i resti etruschi del territorio di Livorno. Altro caso, il quadro di Beato Angelico: "Cristo incoronato di spine". Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario costrinse i dirigenti a esporre l'opera al pubblico, ma solo un anno fa il quadro è stato collocato nel Duomo per mano del vescovo Coletti. Uno spiraglio di luce potrebbe arrivare dal progetto presentato al convegno dall'ingegnere Chetoni: porre il materiale nelle sale dei Bottini dell'Olio, la cui riqualificazione fa parte del progetto che comprende l'intera Piazza del Luogo Pio.
LIVORNO - Riscopriamo il museo dimenticato di Livorno
Il patrimonio archeologico di Livorno è invisibile agli occhi della città perché è chiuso in scatoloni in luoghi inaccessibili al pubblico e agli studiosi. Un convegno ha denunciato il problema, con la partecipazione di storici e conservatori. Il museo di Livorno, fondato nel 1887, ha subito diverse trasformazioni e trasferimenti, ma la parte numismatica, archeologica e dei quadri anteriori all'Ottocento non è mai stata esposta. Solo in rari casi i reperti sono stati riportati alla luce, come durante la mostra sugli Etruschi a Venezia nel 2001.
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