Parla Sergio Gelardi, nuovo direttore del Centro per linventario Larchivio contiene 120 mila fototipi, alcuni dei quali sono del 1839. Attualmente sono ammassati in due stanzoni non adatti alla conservazione Il progetto dacquisizione del "fondo Cappellani", probabilmente la raccolta di documentazione industriale più importante, e lipotesi di incorporare al patrimonio regionale il "Fondo Verga", sono due dei colpi che potrebbero essere messi a segno dallAssessorato regionale Beni Culturali. Entrambi riguardano opere fotografiche, la primo, di grande valenza storico documentale, la secondo che, alla valenza artistica unisce, tra laltro, anche una sorta di documentazione di momenti di vita vissuta e della passione per larte fotografica condivisa da Giovanni Verga con gli amici Capuana e De Roberto. Ma entrare in possesso di opere artistiche o di rilevanza storica, spesso, in Sicilia, non coincide con la loro valorizzazione e con la possibilità per il pubblico di potervi accedere. Oltre 120 mila fototipi, alcuni dei quali risalgono al 1839, sono, infatti, accatastati in due stanze, a piazza Sturzo, tra quelle messe a disposizione del Centro regionale per linventario, la catalogazione e la documentazione dei Beni culturali, dopo lo sfratto subito al villino Favaloro per fare posto a una sede di rappresentanza. «Con i fondi del Por 2007-2013 - spiega Sergio Gelardi, da fine giugno direttore del Centro - abbiamo proposto come obiettivo primario la realizzazione del museo della foto storica siciliana. La collocazione del museo in una sede prestigiosa come quella del villino di piazza Virgilio, è da considerare senza dubbio ideale. Riusciremmo a rendere fruibile al pubblico il bene e nello stesso tempo dare unambientazione giusta a del materiale che, per buona parte, risale, appunto, ai primi del secolo scorso. Il nostro progetto prevede una sorta di casa museo: la riproduzione dellabitazione liberty di un anonimo fotografo nella quale si ricostruirebbe anche un laboratorio fotografico con la strumentazione originale dei primi del Novecento. In tal senso vorrei anche tranquillizzare chi ritiene non opportuno ospitare nel villino Favaloro una struttura che, sostanzialmente, si occupa di archiviazione e catalogazione: la palazzina dei Basile ospiterebbe, infatti, solo il museo della fotografia, non tutti gli uffici del Centro». Ma, nel frattempo, cosa ne è di tutto il materiale fotografico esistente? «Al mio arrivo - afferma Gelardi - ho disposto lapertura di tutte le casse con la conseguente verifica dello stato dei materiali ed ho fatto provvedere allimmediata climatizzazione dei locali. Il materiale presente, infatti, è particolarmente delicato ed ha bisogno di determinate temperature». E cosaltro ha in serbo per il Centro il nuovo direttore? «Gran parte dellattività del centro del catalogo è per il momento concentrata su un lavoro fondamentale: si sta infatti avviando alla conclusione il progetto dinformatizzazione del catalogo di tutti i beni culturali della Regione Sicilia». Cosa contiene questo archivio? «Larchivio è costituito da circa 80 mila schede relative alle varie tipologie dei beni. Stiamo anche alla predisposizione di alcuni fototipi da inviare al parigino Museo dOrsay che sta allestendo una mostra che aprirà i battenti a marzo prossimo». Loperatività del centro, però, rischia di essere seriamente compromessa, se non paralizzata, dagli aggravi sul bilancio derivanti dallaffitto dei locali utilizzati. Circa 350 mila euro annui per il solo centro del catalogo, che corrispondono al 65 per cento dellintera somma destinata al settore della fototeca. Ed in analoga situazione si trovano sia lassessorato che la Sovrintendenza, tutti ubicati in siti non di proprietà della Regione. È così? «Noi aspettiamo che il governo regionale ci dia risposte in merito alla sorte del villino Favaloro sul quale, sia lassessore Antinoro che il suo capo di gabinetto Adele Mormino, stanno dimostrando particolare sensibilità e stanno approfondendo la questione. Ovviamente noi speriamo che possa essere rivista la delibera di giunta che assegnò, nel 2005 in comodato duso trentennale, la costruzione di Giambattista ed Ernesto Basile allassociazione Plaza Onlus, e di poter tornare negli antichi locali, ma se così non fosse, che almeno ci diano spazi idonei ad ospitare il museo della fotografia. Non mancano luoghi adatti, anche tra quelli recentemente restaurati. Penso, ad esempio, tra quelli in dotazione alla Regione, al Palazzo Ajutamicristo o allAlbergo delle Povere». Ma, intanto, sulla sorte del patrimonio che testimonia e documenta oltre un secolo e mezzo di vita siciliana e che vanta scatti di maestri ottocenteschi quali Interguglielmi, Bugliarelli e Sauvestre, solo per citarne alcuni, fino a quelli che, negli anni trenta documentarono la nascita dei cantieri navali, grazie agli occhi ed allabilità di Eugenio Bronzetti, lancia lallarme anche Michele Di Dio uno dei conservatori del Centro: «Senza le dovute attenzioni gran parte del materiale è a rischio. Soprattutto quella parte di negativi che risalgono alla prima metà dellOttocento. Manca una reale attenzione su questi beni che continuano ad essere trattati come la cenerentola dei beni culturali. Si è perpetrato un vero furto legalizzato a danno dei cittadini, privati di una reale possibilità di accedere ad uno scrigno così importante della storia dellintera regione». «Lenorme patrimonio artistico e documentale esistente in Sicilia nel campo fotografico è assolutamente sottovalutato - conclude amaramente Di Dio - Ma non credo che la colpa sia solo della politica. Penso che fino ad adesso sia spesso mancato lanello di congiunzione tra i tecnici ed il Governo». Enzo Sellerio, fotografo di fama internazionale, oltre due anni fa si dichiarava umiliato e senza neppure più la voglia di indignarsi, ma la passione gli impedisce ancora una volta di chiudere gli occhi davanti allennesimo scempio commesso da chi continua a considerare la fotografia un succedaneo delle arti figurative. «Quello siciliano è tra i cinque più importanti archivi fotografici italiani. Non temo smentite nel dire che, in quanto a documentare la storia siciliana, il materiale in possesso del Centro del catalogo ha un valore pari, se non superiore, a quello della Galleria dArte Moderna». «Abbiamo fatto una petizione nazionale - continua il capofila dei fotografi isolani - sottoscritta da tanti personaggi della cultura italiana ed internazionale, e la vicenda è anche giunta al Senato. Ma purtroppo ancora oggi, constatando la quasi totale indifferenza che accompagna questa brutta storia, mi rendo conto che battaglie civili a Palermo non se ne fanno».