La posizione assunta dal Ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani nella questione relativa alla donazione dei Bronzi di Riace (Museo di Reggio Calabria) ha risolto una situazione sulla quale si stava creando un conflitto non solo istituzionale ma anche politico e culturale. Bene ha fatto il Ministro Urbani a bloccare la donazione e quindi tutto l'iter giurìdico - amministrativo di una contesa tra il lar e il Consiglio di Stato. Una decisione politicamente intelligente e istituzionalmente precisa Cè un discorso, comunque, da riproporre ed era a priore di questa stessa faccenda Primo aspetto. Bisognerebbe partire da un dato fondamentale. I beni culturali sono tali perché non sono riproducibili e quindi gli originali non possono essere riddati e mandati in giro per il mon do soprattutto quando si tratta di realtà come questi Bronzi. Il bene culturale non è solo "mercato". È tutela di un reperto in una contestualità sia storica che geografica Che senso ha rendere i Bronzi, anzi i doni, viaggiatori instancabili o insonni? Richiamerebbero turismo cosi detto di ritorno o indotto verso i tenitori di provenienza degli oggetti? Questo è un falso turistico. Ma è un falso nella fantasia dell'immaginario di chi non si occupa in modo serio del rapporto tra territorio, patrimonio culturale e valorizzazione - fruizione. Io da archeologo ragiono non solo attraverso modelli archeologici ma anche attraverso parametri che pongono all'attenzione il bene culturale come elemento di conoscenza e di reale impatto fruitivo e valorizzante. Sono per un rapporto forte tra economia e cultura (tomai la cultura deve veicolare nuove economie e viceversa Apprezzo sinceramente il nuovo Codice dei beni culturali voluto da Urbani H bene culturale trova il suo humus, soprattutto quando si parla di archeologia e di materiale bronzeo, in una fattispecie che è appunto la sua contestualizzazione ma in modo particolare la sua originalità Secondo aspetto. Si dovrebbe adottare, intomo ai Bronzi di Riace, una politica di offerta culturale particolareggiata. Non parlo di finanziamenti per fatti culturali ma produzione, da parte dell'Ente maggiormente rappresentativo sul territorio, e promozione delle testimonianze che i tenitori offrono. Bisognerebbe promuovere, attraverso metodologie pedagogiche ed economiche di programmazione, la realtà patrimoniale di un territorio e considerato che la Calabria ha la fortuna di possedere e custodire e far fruire delle testimonianze di una ricchezza che produrrei be altra ricchezza non capisco o mi sfugge l'idea base che ha spinto a proporre la donazione dei bronzi e le successive diatribe sino ad oggi. Terzo aspetto. Cera una volontà diffusa nell'opinione pubblica nel non accettare questa idea della donazione. Mi chiedo: perché anche sul piano politico si è continuato ad insistere su questo tasto. Si era creato un malcontento generale. Perché arrivare sino ad oggi? La decisione di Urbani di fondamentale importanza e lo è, lo dicevo, per un duplice aspetto. Primo perché tutta la questione aveva assunto una impostazione politica errata, nella quale si leggeva (cosa a mio parere, comunque, non vera) l'intenzione di danneggiare ancora una volta Reggio Calabria e si stavano consumando conflitti all'interno dello stesso Centrodestra (ed è qui che gli amministratori regionali si sarebbero dovuti fermare e riflettere sulla questione: io sono stato a Reggio in un convegno proprio relativo ai Bronzi e l'assise era costituita da elettori ed esponenti del Centrodestra che non accettavano la situazione imposta dalla Regione: è stata proprio parte della destra a non ingoiare la decisione della Regione). Secondo perché non era pensabile e sostentile un conflitto tra organismi istituzionali: Regione, Tar, Consiglio di Stato su una questione che va al di là delle norme ghiridicne stesse per i motivi prima menzionali. Ora la questione è un'altra. Occorre, invece, rilanciare culturalmente la Calabria Intelligenze, progettualità, visibilità attraverso un piano di valorizzazioni delle culture. Mi auguro che questa vicenda sia chiusa definitivamente ma bisogna pensare ad altro attraverso modeQi che provengono da esperienze certe e si faccia qualcosa che abbia l'impronta del concetto di identità, di tradizione, di radicamento. Tre elementi che sono vitali nella progettualità culturale del Ministro Urbani ha aperto positivamente nuove prospettive. Si lavori intomo ai Bronzi a Reggio Calabria Ma la Calabria, sia ben chiaro agli Enti locali tutti, non è costituita soltanto dai Bronzi di Riace.
Il no ai Bronzi donati, una scelta saggia
Il Ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani ha risolto la questione relativa alla donazione dei Bronzi di Riace (Museo di Reggio Calabria) bloccando la donazione e risollevando il conflitto istituzionale, politico e culturale. La decisione è stata vista come politicamente intelligente e istituzionalmente precisa. I Bronzi di Riace sono beni culturali unici e non riproducibili, quindi non possono essere riscambiati. La loro donazione avrebbe avuto un impatto negativo sulla Calabria, che non è solo un luogo di provenienza degli oggetti, ma anche un territorio con una ricchezza culturale e storica unica.
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Bene culturale
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