Chissà quale Costituzione ha letto Paolucci per scrivere l'articolo contro la proposta di autonomia speciale della Regione Toscana nei beni culturali («La Nazione» del 6 febbraio)? Non quella italiana, perché all'articolo 9 dice - diversamente dalla vulgata paolucciana - che non lo Stato bensì la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». E chi è questo soggetto? Ce lo dice l'art. 114 chiarendo che «la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». Quindi, lo Stato, il centro del sistema a cui si riferisce Paolucci è solo una parte della Repubblica che, collaboran-do insieme alle altre parti di essa (le autonomie territoriali) su un piano di parità istituzionale pur nella diversità delle funzioni attribuite dalla Costituzione, tutela il patrimonio. Quindi, Paolucci sbaglia. Capisco, non è il suo mestiere e non pretendo che sappia che la Costituzione è stata modificata, proprio lì, nel 2001 ; non è il suo mestiere; ma se lo avesse chiesto a Chili, contro cui scaglia la sua reprimenda, lui gli avrebbe regalato un testo della Costituzione. Sfogliandola, Paolucci avrebbe potuto rendersi conto che la proposta di autonomia speciale per i beni culturali che la Regione propone non è un disegno eversivo, ma è contemplato all'articolo 116 della Costituzione che prevede che «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» in varie materie fra le quali la tutela dei beni culturali, «possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dell'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata». Quindi, basta con queste falsificazioni della verità: la Regione Toscana nel promuovere la sua iniziativa è nel pieno delle prerogative costituzionali. Quanto alle argomentazioni di Paolucci, che si fondano sulla «unitarietà» e «terzietà» della tutela a suo dire garantita solo dallo Stato e dai suoi organi periferici (le Soprintendenze), constato che: a) lo Stato che dovrebbe garantire l'unitarietà del sistema dei beni, lo ha già frantumato costituendo le Soprintendenze speciali in alcuni zone del paese e soprattutto con i processi di alienazione di parte del patrimonio artistico e architettonico. Devo forse ricordare Paolucci che il meccanismo del silenzioassenso per la vendita del patrimonio, inserito nel nuovo Codice dei Beni Culturali approvato dal governo, è la maggiore minaccia all'integrità del nostro patrimonio? b) la terzietà delle Soprintendenze è un mito che non regge, sia perché i Soprintendenti sono sempre dipendenti dello Stato, sia per i diversi e talora opposti comportamenti dei singoli Soprintendenti in materia di tutela. Suggerirei una discussione più rigorosa sul piano istituzionale: la nave della tutela sta affondando non per l'assalto dei pirati regionali o comunali, ma per l'insipienza e la noncuranza degli ammiragli. Assessore comunale alla cultura