IL CASO Il progetto della "Homo Sapiens" RIPARBELLA. Si chiama - o si chiamava visto che sul sito internet dell'associazione Homo Sapiens, onlus con sede a Viareggio, è sparito da tempo ogni riferimento al progetto - la Natural Valley di Riparbella (Cecina). Era il progetto che Stefano Stefanini, 52 anni, sassarese residente a Massarosa, indicava a tutti come il suo sogno: un villaggio di medicina complementare per concretizzare il lavoro svolto dalla sua "Homo Sapiens", onlus con 1500 soci in Italia e nel mondo. Per ora, rispetto a quanto pubblicizzato (centro benessere, case, piscina, centro convegni...) le società incaricate hanno avuto l'ok ad un piano agrituristico per campeggio (32 agripiazzole) con ristrutturazione di 2 edifici. Ma oggi il caso del villaggio nel bosco è finito al centro di un'indagine della Procura della Repubblica di Livorno. Che vuole capire se i lavori eseguiti e la posa in opera delle casette prefabbricate (circa 100 quelle pubblicizzate fino ad due anni fa su un sito Internet, poi 32 quelle corrispondenti al Piano di risanamento agricolo e 15 quella già piazzate) godono di autorizzazioni e sono in linea con gli strumenti urbanistici del Comune di Riparbella. Gli agenti della polizia giudiziaria della Procura di Livorno avrebbero anche già ascoltato due testi che si sono presentati per rendere spontanee dichiarazioni sul caso. E sarebbero stati eseguiti accertamenti sulla documentazione all'ufficio tecnico di Riparbella. L'indagine è stata finora condotta dal sostituto procuratore Carmen Santoro che prima di lasciare Livorno per Bergamo avrebbe chiesto al Gip il sequestro preventivo dell'area. Ci sarebbero già alcuni indagati per reati amministrativi. Il Comune di Riparbella nega qualsiasi ipotesi di irregolarità nei propri atti amministrativi. E circa un mese fa, previo parere dell'ufficio legale, ha emanato un'ordinanza in cui intima alle due società impegnate nel progetto ("Arca di Noe" e "A Casa del re" riconducibili alla "Homo sapiens") di rimuovere le casette prefabbricate già installate. Sul caso erano intervenuti, a più riprese, i Verdi con interrogazioni al consiglio provinciale di Pisa ed alla Regione. Nelle quali si avanzavano anche perplessità su alcune ristrutturazioni di edifici: un ex casa di caccia (restaurata per 7 appartamenti) ed una fattoria «con tutta probabilità seicentesca», già demolita per far posto ad «un cubo di cemento a scopi turistici». I promotori del progetto contestano il provvedimento del Comune: le casette - è la tesi - non sono fisse: si spostano su ruote e dunque sarebbero in linea con strutture da campeggio e conformi col piano agrituristico della Provincia. A.R.