Quando il 29 ottobre 1999 apparve il decreto legislativo, n. 490, recante Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352 il mondo della cultura si trovò di fronte a una svolta epocale. Dalla legge 1089 dell'I giugno 1939, che aveva saputo dare un nuovo corso innovativo al sistema dei beni culturali del Paese, non era successo nulla di importante. «Le cose, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico» definite con lungimirante sapienza legislativa dalla legge 1089 con il Testo unico si erano arricchite di nuove categorie "speciali" di beni culturali che tenevano conto non solo dello sviluppo della nostra società, sempre più caratterizzata dal suo essere "industriale" ma soprattutto delle mutate sensibilità culturali. Il dibattito, assai vivo negli anni Cinquanta e Sessanta, sulle due culture, sembrava finalmente avere aperto una breccia e la presenza al punto f) dell'articolo 3 del predetto decreto legislativo, e riguardante «i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più di cinquant' anni» dava il via a un riconoscimento formale di un settore troppo a lungo dimenticato nella nostra storia. Dietro le righe di questa "rivoluzione" si intravedevano le battaglie culturali di Antonio Roberti, già rettore dell'Università di Roma «La Sapienza» e, per primo, ministro in Italia della Ricerca scientifica e tecnologica. Da lui era stata varata la legge 11391 per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica, successivamente aggiornata dalla legge 62000. Nel 2001 erano stati celebrati i «Mille anni di scienza in Italia» con un sistema di mostre che in moltissime città italiane avevano aperto al grande pubblico i propri tesori, giacenti nei musei scientifici e universitari e che avevano trovato proprio sulle pagine di questo giornale uno spazio speciale in uno dei suoi inserti domenicali. Oggi le cose sembrano purtroppo cambiare e quello che il ministro Urbani sembra definire «una vera rivoluzione copernicana che permetterà di superare l'empasse amministrativa dovuta al continuo conflitto con le istanze regionali e locali di pianificazione del territorio» lascia a un'attenta lettura non poche perplessità. I beni scientifici e tecnologici scompaiono e ciò che ancor più preoccupa, leggendo l'allegato A, il constatare che sono tutelati dal nuovo codice soltanto i beni che hanno un «valore pari o superiore» alle cifre indicate. Che fine faranno quei beni il cui valore non supera detti importi che superano di gran lunga la decina di migliaia di euro? Sarà possibile una loro indiscriminata alienazione? Teniamo a mente, se ancora fosse necessario ricordarlo, che la quasi totalità degli strumenti scientifici e degli oggetti conservati nei musei universitari ben difficilmente supera i valori indicati dalla legge e di fatto essi diventano così sempre più «cani perduti e senza collare». Se questa sia una proposta o se di fatto sia già silenziosamente divenuta «legge dello Stato» non mi è dato di sapere, ma mi sembra che si continui ancora una volta a disconoscere quello che è più intimamente legato alla nostra cultura. Non sempre le rivoluzioni che si dicono "copernicane" di fatto hanno dimenticato la loro natura "tolemaica". Basta andare all'indirizzo Internet della Presidenza de] Consiglio dei ministri htrp;www,palazzochigi.itGoveraoInfor-maDossierbeniculturalipaesaggistici per rendersene conto.
Intanto però i beni scientifici sono spariti
Il decreto legislativo n. 490 del 29 ottobre 1999 ha introdotto un testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali. La legge 1089 del 1939 aveva definito i beni culturali con un approccio innovativo, ma non era successo nulla di importante. Il nuovo testo unico ha introdotto nuove categorie di beni culturali che tengono conto delle mutate sensibilità culturali e della società industriale. L'articolo 3 del decreto legislativo ha riconosciuto i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica con più di cinquant'anni. La legge 11391 del 1999 per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica ha varato la legge 62000.
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