Valentini: "La cementificazione del verde sarebbe uno scempio" Lassessore allAgricoltura della Regione: "Si torna alla speculazione" «Giù le mani dallAgro romano». Dal Pd ai Verdi, da Legambiente a Italia Nostra, dal Comitato per il verde urbano allUnione inquilini, dallIdV alla Destra di Storace, è unanime il coro di no allo schema di delibera messa a punto dal sindaco Alemanno per invitare chiunque sia in possesso di un terreno agricolo a offrirlo al Comune per realizzare 25mila case popolari. Il bando per il reperimento delle aree di riserva, che in cambio della cessione di suolo offre ai privati la possibilità di costruire altrove, sarà approvato in giunta mercoledì prossimo: la chiave per aprire alla modica del nuovo Prg e alla cementificazione della cinta naturale della capitale. «La distruzione dellAgro romano sarebbe non solo uno scempio, ma un danno gravissimo per i cittadini» tuona lassessore regionale allAgricoltura, Daniela Valentini. «Nel Lazio, negli ultimi dieci anni, sono già spariti 127mila ettari di campagna, un territorio pari a una città come Roma» denuncia. «E con il bando di Alemanno le cose non potranno che peggiorare: il nuovo Prg, infatti, ha dato certezze, stabilito quali fossero le destinazioni duso dei terreni, stoppato la cosiddetta agricoltura dattesa, quella cioè praticata dai grandi costruttori che, sperando nella trasformazione delle loro proprietà in zone edificabili, le ha di fatto immobilizzate, rese improduttive». Il jaccuse della Valentini è durissimo: «Alemanno ha rimesso in moto la caccia di suolo agricolo da parte degli imprenditori romani, facendo tornare la città agli anni peggiori della speculazione edilizia. La campagna è vitale per una metropoli come la nostra: un polmone verde che può essere volano di sviluppo per unaltra economia, capace di produrre ricchezza e servizi». E sebbene il sindaco si dica «sconcertato per le polemiche: noi cercheremo di non compromettere lagro romano, ma abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione una dotazione massima per 6mila alloggi che sono assolutamente insufficienti a dare una risposta adeguata allemergenza», le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra. Persino Italia Nostra, da sempre vicina al primo cittadino: «Il bando non modifica certo in maniera positiva il nuovo Prg», fa sapere la sezione romana, «meglio procedere alla demolizione e ricostruzione in aree degradate o dismesse». Verificando insomma «tutte le possibili soluzioni prima di intaccare irrimediabilmente il nostro patrimonio», esorta il segretario dellIdv, Roberto Soldà. Cominciando magari da «un serio censimento del fabbisogno abitativo reale», suggerisce Massimiliano di Gioia dei Verdi. Perché è vero che «lemergenza abitativa deve avere risposte giuste», sostiene Annamaria Procacci del Comitato verde urbano, «ma risparmiando nuove colate di cemento su un territorio prezioso, ormai molto ridotto dallavanzata della città». Timore al quale si associa lUnione Inquilini («Si avvicina una nuova cementificazione, tanto più che Alemanno fa confusione fra social housing, alloggi da affittare a canone agevolato, e case popolari»), mentre Legambiente fa il calcolo dei possibili danni. «Le aree da reperire rientrano nei circa 24mila ettari destinati ad Agro romano vincolato», spiega il responsabile Territorio, Mauro Veronesi: «Ebbene, edificare 25mila appartamenti significherebbe realizzare quasi 9 milioni di nuovi metri cubi. Ritornando così alla prima versione del Prg varato dalla giunta Veltroni nel 2002, che prevedeva 770 ettari di aree di riserva poi faticosamente ridotte a 385. Con gli attuali indici edificatori, quindi, occorrerebbero ben 750 ettari di nuovo suolo da consumare, pari a 9 volte Villa Borghese, Pincio compreso». Esplicito il sospetto di Vladimiro Rinaldi, consigliere regionale della Lista Storace: «Non vorremmo che dietro la promessa di nuove case popolari ci fosse già un piano per spianare la strada dellAgro romano alle ruspe».
ROMA - "Niente case nellAgro romano". Dal Pd a Italia Nostra, un coro di no
Il sindaco di Roma, Alemanno, ha proposto un bando per il reperimento delle aree di riserva agricole per realizzare 25mila case popolari. Il bando prevede che chiunque sia in possesso di un terreno agricolo possa offrirlo al Comune in cambio della possibilità di costruire altrove. Il Lazio ha perso negli ultimi dieci anni 127mila ettari di campagna, un territorio pari a una città come Roma. Il bando di Alemanno è stato criticato da vari gruppi, tra cui il Pd, i Verdi, Legambiente e Italia Nostra, che lo considerano uno schema per la cementificazione della cinta naturale della capitale e la distruzione dell'Agro romano.
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