Villaggio new age nel bosco Sul Pantano indaga la Procura Il magistrato ha chiesto il sequestro dell'area Il caso delle casette nel bosco al Pantano a Riparbella, il villaggio new age ipotizzato e ad oggi progettato come campeggio agrituristico da alcune società riconducibili alla Homo Sapiens (onlus con sede a Viareggio guidata da Stefano Stefanini, massarosese di origine sarda) è finito al centro di un'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Livorno. L'inchiesta punta a far luce su alcuni aspetti urbanistici del progetto e sulla compatibilità dello stesso con le normative edilizie. In sostanza si vuole capire se i lavori eseguiti e la posa in opera delle casette prefabbricate (circa 100 quelle pubblicizzate fino ad due anni fa su un sito internet, poi 32 quelle corrispondenti al piano di risanamento agricolo presentato dalle società interessate alla Provincia di Pisa) godono di autorizzazioni e sono in linea con gli strumenti urbanistici del Comune di Riparbella. Gli agenti della polizia giudiziaria della Procura di Livorno avrebbero anche già ascoltato due teste che si sono presentati per rendere spontanea dichiarazioni sul caso-Pantano. E sarebbero stati eseguiti accertamenti sulla documentazione anche all'ufficio tecnico di Riparbella. L'indagine è stata finora condotta dal sostituto procuratore Carmen Santoro (da poco più di un mese trasferita alla Procura di Bergamo) che prima di lasciare Livorno avrebbe chiesto al Gip il sequestro preventivo dell'area. Ci sarebbero già alcuni indagati per reati amministrativi. Il fascicolo recentemente è stato assegnato ad un altro magistrato. Il sindaco di Riparbella Ghero Fontanelli nega qualsiasi ipotesi di irregolarità negli atti amministrativi del Comune. E circa un mese fa, attraverso il geometra dell'ufficio tecnico, ha emanato un'ordinanza in cui l'amministrazione comunale intima alle due società impegnate nel progetto (Arca di Noe e A Casa del re) di rimuovere quelle casette prefabbricate, già installate: una quindicina in tutto. E ripristinare, in sostanza, lo stato dei luoghi. Sul caso delle casette nel bosco ed il progetto della Natural Valley del cavalier Stefanini (originariamente si parlava di un villaggio turistico-residenziale, con centro benessere, impianti sportivi e centro di medicina complementare) erano intervenuti, a più riprese, i Verdi con interrogazioni al consiglio provinciale di Pisa ed alla Regione. Il 26 novembre scorso il consigliere pisano della Provincia Donatella Salcioli e il capogruppo dei Verdi per l'Unione in Regione Mario Lupi, presentarono un documento in cui interrogavano gli enti sulla compatibilità del piano agrituristco presentato dall'Arca di Noè. E si chiedevano come «un piano agricolo che prevede non più di quattro addetti» potesse interessare «ben 4 società (A Casa del re, Arca di Noè, Terre di Mezzo e 3G)», tutte ricadenti sotto il cappello della Homo Sapiens. E se lo stesso piano agricolo non cozzasse col Piano territoriale di coordinamento della Provincia e col Pit della Regione. Gli stessi ambientalisti nel novembre scorso avevano avanzato perplessità anche su alcune ristrutturazioni di edifici. Due, per la precisione: un ex casa di caccia (restaurata per 7 appartamenti) ed una fattoria «con tutta probabilità seicentesca», già demolita per far posto ad «un cubo di cemento a scopi turistici», dissero Salcioli e Gentili (quest'ultimo capogruppo deei verdi in consiglio provinciale a Livorno). Non parla dell'inchiesta il sindaco di Riparbella Fontanelli, peraltro non coinvolto. Ma sull'attività dell'ente assicura: «Per quanto riguarda i due edifici si tratta ristrutturazioni nel rispetto di volumetri esistenti». Sulle casette prefabbricate (ne sarebbero già installate una quindicina) ammette di aver coinvolto il legale del Comune e, dopo il parere, di averne ordinato la rimozione. Tra l'altro l'area non è dotata di infratrutture fogniarie e di regimazione delle acque, non essendo urbanizzata. La rimozione, tuttavia, è contestata dai promotori del progetto che avrebbero fatto osservare come le casette non siano fisse, ma strutture mobili (si spostano su ruote) e dunque in linea con strutture da campeggio e, a detta loro, conformi col piano agrituristico approvato dalla Provincia. Sarà l'indagine della Procura a stabilire se si ravvisano abusi nei lavori sui terreni del Pantano (circa 260 ettari acquistati) e a chi sono imputabili eventuali responsabilità. Intanto fra il Comune di Riparbella e le due società del Pantano è in atto un braccio di ferro sulle casette prefabbricate. A.R.