La vocazione di Venezia è e sarà sempre quella di essere una città turistica. Lo dicono la storia, i monumenti, la quantità di eventi nazionali che ospita (tra cui la Mostra del Cinema e la Biennale) ma soprattutto i numeri. E 60mila visitatori di media al giorno, per il 75 escursionisti, e 5,8 milioni di presenze (con un rapporto di 53 a 1 sui residenti) che fruttano all'isola 1,5 miliardi di entrate l'anno, non sono dati discutibili. Affatto. Bisogna però governarli, con politiche mirate e omogenee. Lo dicono gli studi e le ricerche che, partendo dall'esistente, tentano di tracciare (al di là delle polemiche di questi giorni - si veda box a lato) le linee del futuro della città. Stando all'ultimo rapporto Ciset, il Centro internazionale di studi sull'economia turistica, l'anno scorso i visitatori del centro storico sono cresciuti del 7, i pernottamenti del 9 per cento. La spesa media del 73 dei turisti è di 150-180 euro giornalieri (di questi il 46 è rappresentato dall'alloggio). Gli escursionisti contribuiscono invece al restante 2700 del fatturato, con un esborso che valla dai 30 ai 50 euro. Anche i posti letto, dal 1995 al 2007, sono cresciuti mediamente del 3,2 l'anno e si sono accumulati soprattutto nel centro storico dove l'incremento è stato addirittura del 7. Le strutture ricettive sono triplicate negli ultimi dieci anni, in città antica (si pensi all'Hilton Molino Stuky o all'isola di San Clemente) con l'extra-alberghiero (BB) che dal 2000 è lievitato del 450 per cento. E questo grazie alla legge regionale sul turismo e la variante del PRG del 1999 che ha permesso l'uso del patrimonio residenziale a fini ricettivi. Così oggi anche chi non ha grandi budget si può permettere di soggiornare in zone centrali perché l'offerta spazia dalla residènza antica all'affittacamere. Ma tutto questo richiede attenzione. Perché se il turismo è un business che porta con sé più reddito e più occupazione nei settori specifici, come quello del terziario e dei servizi alberghieri e commerciali, dall'altra parte comporta anche oneri maggiori (vedi i rifiuti urbani) e la congestione dei trasporti con la progressiva usura dei servizi di base, dell'ambiente e dell'estetica della città. Senza dimenticare l'aumento dei prezzi di beni e servizi (una corsa in vaporetto vale 6,50 euro) l'aumento degli affitti e delle compravendite (prendere casa oggi a Venezia costa 7.550 euro al metro quadro ma la quotazione per zone che si affacciano sul Canal Grande arriva a 10mila (7 sul 2006), e l'affollamento e saturazione delle vie, in questo caso piccole e già di per sé strette calle. Che fare? «Il turismo deve iniziare a contribuire al mantenimento delle città e alle infrastnitture importanti per la sua gestione» risponde Mara Manente, direttrice Ciset. La tassa di scopo è un'opportunità che inizialmente era stata ben accolta dal sindaco Cacciari che ha recentemente sottolineato la necessità di avere «almeno 60 milioni di euro attraverso la Legge speciale per Venezia per consentire la manutenzione ordinaria della città e garantire alcuni settori fondamentali» (servizi, attività museale, restauri). «Bisogna anche valutare i rischi connessi al superamento delle soglie di capacità di carico turistico - richiama Manente - e ci sono zone di Venezia congestionate, altre deserte. In questo scenario le condizioni di accessibilità e mobilità assumono un ruolo sempre più centrale». Non solo. «Bisogna superare la frammentazione delle politiche per il turismo - chiude la direttrice - e incrociare tutela, interesse locale con fruizione e attrattività della città». Uno «stimolo brutale» II 13 giugno 2006 l'economista britannico John Kay, docente della London School of economics, lanciava dalle colonne del quotidiano "TheTimes" la sua tesi choc: trasformare Venezia in un parco tematico per turisti e farla gestire da un manager del settóre. Kay - autore tra l'altro di un libro sull'argomento che già allora aveva infuocato il dibattito, è tornato alla ribalta queste settimane perché premiato con 5mila euro dall'Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti proprio per la sua analisi sui mali che affliggono la Serenissima. «Ritengo semplicemente comico che un'istituzione culturale che si rifà al nome di Venezia premi un giornalista per un'opera che insegue, senza neppure una qualche dignità letteraria, i peggiori luoghi comuni, le più cartolinesche immagini su Venezia e il suo futuro» ha risposto il sindaco Massi mo Cacciari. Al di là delle parole, ha spiegato la giuria, «questo premio è lo stimolo brutale a un ripensamento del presente e futuro cittadino». Venezia potrebbe diventare un parco tematico come Disneland? Secondo Kay«lo è già. Ma se la Disney cerca che i suoi clienti si divertano per tornare, Venezia deve ancora imparare la lezione».