Il Muse, il nuovo Museo delle scienze di Trento progettato da Renzo Piano, il cui cantiere sta per aprire, ospiterà e conserverà anche una mini-foresta pluviale. Questa e altre particolarità ne faranno una struttura espositiva di nuova concezione che, partendo dal patrimonio naturalistico dell'ambiente trentino, proporrà temi culturali di rilevanza globale quali la conservazione della natura e l'innovazione nel rapporto tra scienza e società. Il nuovo edificio fa parte del più vasto piano di riqualificazione dell'area industriale ex Michelin che si estende su 11 ettari da Palazzo delle Albere a via Monte Baldo e dalla linea ferroviaria fino al fiume. Il progetto, firmato dall'archistar genovese, si propone in particolare di restituire alla città il rapporto con il suo fiume, ricollegandolo al centro storico con la trasformazione dell'area dismessa in nuovi spazi per uffici, attività commerciali, eventi culturali e situazioni ricreative, oltre a un grande parco pubblico affacciato direttamente sull'Adige. Un progetto da 350 milioni che il fondo Clesio di Castello sgr sta realizzando a Trento nell'area ex Michelin, nell'ambito del Prusst (Piano di riqualificazione e sviluppo territoriale) per la riqualificazione della quale è stato ingaggiato Renzo Piano. Oltre 100 mila mq di opere fuori terra, di cui 44 mila residenziale, 22 mila mq di spazi a fruizione collettiva, 28 mila mq di spazi verdi. Due gli «oggetti speciali» del nuovo quartiere che funzioneranno da poli aggreganti per il pubblico: il centro congressi a sud e il Museo della scienza a nord. Quest'ultimo sorgerà all'inizio del principale asse pedonale che collegherà le attività di maggiore pregio e interesse dell'area, a stretto contatto con il nuovo parco e con Palazzo delle Albere. L'idea del progetto Muse nasce dalla ricerca di un museo «in cui i grandi temi del percorso espositivo siano riconoscibili anche nella forma e nei volumi mantenendo un'ampia flessibilità di allestimento degli spazi, tipica di un museo di nuova generazione», scrive Renzo Piano nella presentazione. L'edificio è concepito come una successione di spazi e di volumi adagiati su un grande specchio d'acqua sul quale sembrano galleggiare. Il tutto è tenuto insieme in alto dalle grandi falde della copertura, che ne assecondano le forme, rendendole riconoscibili anche all'esterno. Partendo da est, il primo volume contiene uffici amministrativi e di ricerca, laboratori scientifici, spazi accessori per il personale. A seguire, lo spazio per la lobby, concepita come una sorta di piazza coperta che attraversa l'intera profondità dell'edificio ritrovando a nord l'accesso sull'area verde di Palazzo delle Albere. Il tema scientifico della montagna e del ghiacciaio viene affrontato immaginando una serie di spazi che dal livello interrato salgono progressivamente in altezza fino quasi a sfondare la copertura, permettendo al visitatore di ritrovarsi immerso nella realtà circostante. Seguono poi ampi spazi espositivi disposti su due o tre livelli dotati di franchi in altezza, sufficientemente alti da permettere anche grandi allestimenti e scenografie. Il progetto espositivo prevede anche la rain forest, una grande serra tropicale che in particolari periodi dell'anno potrà relazionarsi con specifici allestimenti espositivi, anche all'esterno, su appositi spazi dove l'acqua, la luce e il verde saranno da naturale scenografia che concluderà l'esperienza del visitatore. Lo stabile del Museo, alto 18 metri circa, si svilupperà in lunghezza per 130 metri, 35 in larghezza, con due piani interrati e cinque fuori terra. I prospetti nord e sud, rivestiti in marmo (verdello trentino bocciardato), si alternano a superfici vetrate. Ai piani terra, in corrispondenza dei percorsi verticali, a tutta altezza sui fronti nord e sud della lobby, e della rain forest. Il fronte est, che contiene la biblioteca e gli uffici, è scandito da una successione di montanti in legno lamellare. Si caratterizzerà per la sua facciata verde realizzata da un sistema di mensole che reggono vasi appositamente disegnati, destinati a far crescere lungo la facciata specie rampicanti, a foglia perenne e caduca. A ovest, infine, il fronte offre la vista delle falde di copertura con al primo piano quelle di vetro della serra che avrà il compito di far crescere e preservare un pezzo di foresta pluviale. Tra i principi fondatori dell'intero intervento vi è infatti l'attenzione alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico che nel Museo si concretizza visivamente nell'impiego sulle coperture di 340 pannelli fotovoltaici che, oltre a garantire la produzione di energia pulita, avranno anche un forte valore simbolico e innovativo.