Il costruttore ha sferrato lattacco allex sindaco ad un convegno organizzato dal Monte dei Paschi di Siena Limprenditore: "Troppo lassismo, città insicura. Rischiamo le favelas. E crescono solo le pizzerie". Causi: "No, per il Pil passammo dal 20 al 6 posto" Completo grigio, cravatta regimental, Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore, finanziere, editore del "Messaggero", prende la parola allo spazio Etoile di piazza San Lorenzo in Lucina, al convegno sulla presentazione del rapporto sulle politiche pubbliche e i bisogni delle imprese nel Lazio, organizzato da Monte Paschi di Siena, di cui è azionista e vicepresidente. E sferra un attacco durissimo, senza mai nominarlo, allex sindaco di Roma ed ora leader del Pd Walter Veltroni. Arriva, nervoso e con il viso tirato, alle 9 in punto, mezzora prima dellinizio. Poi, seduto tra Andrea Mondello, presidente della Camera di Commercio, e Giuseppe Mussari, presidente del Monte Paschi, aspetta il suo momento. Quindi lattacco ad alzo zero. «La capitale» afferma «vive una crisi allarmante di sicurezza, perché la troppa tolleranza genera intolleranza. La mancanza di guida che ha avuto Roma negli ultimi anni lha fatta scivolare là dove voleva andare da sola. Ma ora Roma chiede di essere guidata, con il consenso democratico, ma guidata». «Nella città» aggiunge «cè il forte rischio che nascano favelas come nelle capitali del Sud America. Roma non può essere la città delle favelas come Rio. Pensate se ci fosse stata questa situazione ai tempi delle Brigate Rosse, con posti dove nascondere armi e persone. Pensate anche a possibili focolai di epidemie se non ci decidiamo a offrire loro case». E sulla crescita della Capitale, in rapporto a quella di Milano: «Hanno mistificato i dati perché a Roma sono cresciuti di più i servizi che a Milano, dove lindustria è scesa. Ma a Roma lindustria non cera e quindi non poteva scendere. Ci hanno raccontato che il numero delle imprese era cresciuto, ma erano tutte pizzerie. Non sono nate grandi aziende» Infine parole dure anche per i tassisti, difesi da Alemanno, che «lavorano unora al giorno e non vanno verso il cliente. Non devono più succedere situazioni in cui 10.000 persone bloccano la città, e quattro milioni di cittadini ci rimettono». E ancora: «Io sono numismatico e cultore della storia di Roma, ma non si può bloccare uno scavo della metro per i reperti, perché è più importante lesigenza di milioni di romani che vogliono vivere in una città moderna». Le agenzie battono le parole di Caltagirone e scoppia la polemica. «Negli anni in cui Veltroni è stato sindaco, la Capitale è cresciuta e si è sviluppata» afferma il deputato Pd ed ex assessore al Bilancio Marco Causi «Tra il 1995 e il 2007, è passata dal 20 al 6 posto nella graduatoria delle province italiane per Pil per abitante. Loccupazione romana è cresciuta del 15 fra il 2000 e il 2007, contro il 9,5 nazionale, e il tasso di disoccupazione è sceso dal 10,9 nel 2000 al 5,8 nel 2007, dati ufficiali Istat. Non si possono liquidare con una battuta il prolungamento della linea B e il primo tratto della linea C. Oppure ancora lalta velocità, la nuova stazione Tiburtina, il nuovo Centro agroalimentare, lAuditorium, la nuova Fiera, il Passante a Nord-Ovest». «Un commento ingeneroso quello di Caltagirone» aggiunge Mario Di Carlo, assessore alla Casa della Regione «Sulle infrastrutture si è fatto quello che non si era mai fatto nel corso di venti-trenta anni precedenti. Insicurezza? La stessa cosa accade a Milano e a Torino non è un problema solo di Roma». «Francamente le affermazioni di Caltagirone sono senza ritegno e molto gravi» dice Massimiliano Smeriglio, assessore provinciale alla Formazione, di Rifondazione «Spesso abbiamo criticato Veltroni per unagenda che, secondo noi, veniva dettata dai poteri forti. Ora non riconoscere il ruolo che lamministrazione di centrosinistra ha svolto per migliorare la qualità della vita dei cittadini, mi sembra un falso storico». E Patrizia Sentinelli, ex capogruppo di Rifondazione in Campidoglio: «Mi pare ridicolo parlare di una cultura forte, i costruttori non sono estranei allelezione di Alemanno, che meglio li rappresenta. Tanto è che si sta parlando di nuove edificazioni nellagro romano. Noi abbiamo criticato Veltroni per la grande espansione della città, ma certo lezioni dai costruttori penso che lui non debba riceverne». E il sindaco? «Purtroppo» afferma Alemanno «abbiamo ereditato unamministrazione che era un limone spremuto. Si deve ricostruire il rapporto positivo tra lamministrazione e le imprese, perché è questa la base dello sviluppo». Marco Marsilio, deputato Pdl: «Se Roma per molti anni è stata in balia di un sindaco che lha lasciata in ginocchio, la responsabilità è stata anche di quegli imprenditori che gli hanno concesso un potere incontrastato sulle sorti della Capitale». Infine Francesco Giro, sottosegretario Pdl ai Beni Culturali: «Bene Caltagirone, ma il giudizio negativo sul governo di Roma, lha già espresso prima delle elezioni Silvio Berlusconi». Ribatte il coordinatore nazionale del Pd Goffredo Bettini «Alemanno è contro lAra Pacis, la Festa del cinema, i parcheggi, le strisce blu e la cultura. Lassessore Croppi ha detto che volevano "sbullonare" Roma. Ebbene, ci stanno riuscendo. Da quando cè Alemanno sono aumentati, e non diminuiti, i conflitti e le lacerazioni. La destra manda messaggi di paura, di gerarchia, di autoritarismo, la sinistra invece è per il dialogo, la solidarietà e lapertura verso laltro».
la Repubblica
8 Ottobre 2008
ROMA - Caltagirone: "Con Veltroni Roma a picco" Il Pd: "Macché, la Capitale è cresciuta"
DA
Daniele Autieri
la Repubblica
Il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone ha sferrato un attacco durissimo al sindaco di Roma Walter Veltroni, accusandolo di aver lasciato la città in ginocchio. Caltagirone ha affermato che la capitale è viva una crisi allarmante di sicurezza e che la troppa tolleranza genera intolleranza. Ha anche criticato il governo di Roma per non aver offerto una guida democratica e per aver permesso la crescita di pizzerie e non di grandi aziende. Il costruttore ha anche criticato i tassisti e ha affermato che la città non può essere bloccata da 10.000 persone.
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Bene culturale
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