"Eredità senza eredi o eredi senza eredità? Forse aveva ragione Pasolini: quel che ami davvero è la tua vera eredità" La sua casa natia a Campi Salentina e lImmemoriale che per volere dello stesso Maestro doveva nascere a Otranto: tutto in alto mare Una vicenda che sa di beffa Dopo la morte avvenuta sei anni fa, solo controversie e false promesse Un pomeriggio a Campi Salentina. «Ma sarà proprio questa la casa dove nacque Carmelo Bene?», qualcuno ce la indica, ma il dubbio resta anche davanti allevidenza dei fatti, forse perché è difficile ammettere che chi si voleva "non nato" - giacché foucaltianamente refrattario a ogni ontologia, da un certo momento in poi si sia trovato a precipitare nell"umano": «che parola schifosa! E questa la disavventura», diceva Carmelo. Umano, non umano era per lappunto il titolo di un film girato da Mario Schifano nel 1969 dove una breve sequenza di fotogrammi ritrae - con un Carmelo Bene poco più che trentenne - il disincanto rovinoso della complicità di cui la coppia sera illusa nel preludio. A sei anni dalla scomparsa di Carmelo Bene, le controversie tra gli eredi contribuiscono a complicare il già difficile cammino verso la nascita della Fondazione LImmemoriale, che per esplicita volontà testamentaria dello stesso Bene avrebbe dovuto essere a Otranto. Proprio in questi giorni, con la scomparsa di Leo De Bernardinis, uno dei protagonisti, insieme a Carmelo Bene e pochi altri, di quel teatro di ricerca che con intenti ed esiti assai diversi contraddistinse la fine degli anni 70, il Dams di Bologna ne ha ereditato con lascito testamentario tutto larchivio. E la Fondazione LImmemoriale dovè? Un altro artificio di chi non è mai stato? Di chi ha cercato una sua verifica da antierudito, da antiumanista attraverso la vanificazione sistematica della cultura? Ad Otranto? Come si legge sul sito web, nella sua casa di via Scrupoli 34, lasciata in eredità alla fondazione unitamente alle biblioteche, gli arredi, i quadri e tutta la documentazione artistica. O a Roma, nella Casa dei Teatri, dove un fondo Carmelo Bene è già stato sottoposto a vincolo dal ministero dei Beni culturali e dove Luisa Viglietti, compagna e collaboratrice di Bene, ha curato qualche anno fa una mostra intitolata "La voce e il fenomeno"? A Parigi o altrove, dove scrittori e filosofi, come Pierre Klossowski (che preparò anche i bozzetti di scena per un "Bafometto" mai realizzato alla Biennale Teatro di Venezia del 1989), Gilles Deleuze (con cui intercorsero sempre "scambievoli flussi") e Jacques Lacan, corsero a vederlo in teatro e ne scrissero, o dove Michel Foucault lo volle a cena a casa sua mettendosi ai fornelli e discorrendo con lui fino allalba? O piuttosto nelle Puglie a partire dalle quali Bene vive la sua propria "minoranza"? Dove minoranza indica non solo o non già uno stato di fatto, ma un divenire in cui impegnarsi, la capacità di ritrovare in sé questa forza attiva di minoranza contro tutti i tentativi di normalizzazione. "Minorare" può altresì voler dire imporre un trattamento minore o di minorazione. Per esempio ai cosiddetti autori maggiori, siano essi Shakespeare, Goethe, Leopardi, Collodi, ecc. Con tutti i suoi Pinocchi, i Lorenzacci e gli Amleti, scritti in migliaia di notti bianche, in compagnia di libri "più vivi dei vivi", non più autore, attore o regista, Bene va ben oltre ogni idea di permanenza del testo e non cessa di superare - per eccesso o per difetto - la soglia rappresentativa del campione maggioritario. Il Comune di Campi salentina ha recentemente intitolato a Bene la Biblioteca comunale e progetta una mediateca - con fondi della Provincia di Lecce - che possa raccogliere tutte le opere di e su Carmelo Bene, nonché le interviste e i materiali audio, video e cartacei relativi alla sua produzione artistica. Grazie ad un accordo con le "Teche Rai" sarà anche raccolto il materiale video posseduto dallazienda televisiva di stato. «Io sono già dimenticato - scriveva Carmelo Bene sullEspresso del 1 gennaio 2000 - meglio ancora ignorato, in vita. Mi hanno promesso a Otranto i funerali da vivo. Non cè bisogno di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza». E nel corso di un Maurizio Costanzo Show insisteva: «un artista vuole essere trascurato». "Minore" voleva esserlo a tutti i costi, senza avvenire e senza passato, senza punti di arrivo, «disoccupato di sé» comera sempre lui, col suo ostinato perseverare sino allossessione nellimpossibilità di trovare, dellaver trovato. "Per amor della febbre", ripeteva Carmelo Bene, "pazzi dobbiamo uscirne!". Uneredità difficile dunque, inapplicabile, indisponibile, ben al di là dei beni sotto sequestro e della lunga contesa tra gli eredi, ma anche unoccasione desolatamente disattesa dopo lannuncio dato a Otranto nel 2002 nel cortile del Castello alla presenza dello stesso Bene, con la Regione Puglia, la Provincia di Lecce e il Comune di Otranto garanti di un patrimonio, di uneredità, di un sapere che, come ha avuto occasione di dire Piergiorgio Giacché in unaltra circostanza, «non si può banalmente capire, ma che si dovrebbe cercare, per quanto è possibile, di carpire ? cioè di ascoltare continuamente e inutilmente inseguire». Eredità senza eredi o eredi senza eredità? La risposta sta forse nelle parole di Pasolini che scrisse: «?quel che ami davvero non ti sarà mai strappato, quel che ami davvero è la tua vera eredità». Dunque una piccola parte di questa eredità, qualche briciola di questo forsennato cammino, di questo suo «uscir fuori di strada» forse ci appartiene. Aspettando Godot, si potrebbe dire, cioè qualcuno, qualche «orribile lavoratore» che ricominci da dove lui, Carmelo Bene, ha lasciato.