Il conduttore di "Gaia" racconta la metropoli adagiata sul tufo nel libro "Italia segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo" Cemento e tufo, messi insieme, sono come acqua con lolio. Apre con Napoli e con il consiglio anti-catastrofe a chi si occupa del sottosuolo, Mario Tozzi, il conduttore di "Gaia" su Rai Tre. Il capitolo donore del libro del ricercatore del Cnr e divulgatore "Italia segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo" (Rizzoli, pagg. 217, 18 euro) è dedicato alla città delle Fontanelle e delle anime "pezzentelle", la città degli Inferi. Dopo una vivace storia della Napoli "capovolta" e le sue leggende di pietra, Tozzi dà qualche consiglio per la prevenzione delle voragini, che vorremmo mettere qui al primo posto: "Vanno evitati riempimenti e consolidamenti in cemento delle cavità esistenti che avessero bisogno di interventi: lintroduzione di materiali cementizi aggrava semmai il problema, provocando rotture proprio al contatto con la roccia tufacea". Se capiamo bene, è un po come quando si cola asfalto sui sampietrini: le pietre con materiali non omogenei si scompaginano. I cubetti di porfido saltano come denti, il tufo letteralmente scoppia. Chimica pura, la storia del sottosuolo di Napoli. Non è patrimonio di tutti perché, lo dice anche Tozzi, la città ha dimenticato la storia sulla quale poggia la sua complessa realtà quotidiana. Ha dimenticato persino un fiume, il Sebeto. Le sue acque, che, più del mare, non bagnano più Napoli, facevano ricchezza nella zona a nord, dove i "padulani" coltivavano le più belle insalate della Campania Felix, ospitava dieci mulini prima che la captazione delle sorgenti per rifornire lacquedotto della Bolla in epoca borbonica rendesse povero il suo corso. Ponticelli era il centro contadino che viveva del fiume, ora ci prospera la camorra. «Per fortuna - dice lautore del libro - la Napoli sotterranea permette di recuperarla». E cita le scoperte del geologo Enzo Albertini, che ritrovò le cave originarie dei blocchi di tufo con cui è costruito il carcere di Poggioreale. Potè farlo grazie ai graffiti impressi sulla pietra più leggera e più resistente che dà la forma urbis a Napoli. Segni del codice segreto dei cavatori, in questo caso greci, che avevano lasciato le loro cifre sui blocchi prima che la cava diventasse cimitero. Il testo, che Tozzi ha scritto con la stessa abilità divulgativa dei precedenti "Catastrofi" e "LItalia a secco", passa con agilità da un argomento allaltro della vasta tematica ambientale e storica. Una breve ma non secondaria parentesi, è dedicata al porto di Neapolis scoperto nel corso degli scavi della metropolitana in piazza Municipio. Il ritrovamento dellimbarcazione che serviva le navi annonarie con carico e scarico merci, e su quella ci siamo. Ma - e questo sia utile a chi dice che gli scavi originariamente non archeologici devono procedere celermente e sorvolare sulle scoperte - tra gli oggetti e le metodologie della marineria arcaica, Mario Tozzi sottolinea "la traccia di antichissimi dragaggi per ripulire il fondo", che lautore stesso ha potuto toccare con mano al momento degli scavi per la stazione di piazza Municipio. Mentre sul mondo ipogeo napoletano sono noti fatti e leggende, anche grazie al lavoro, oltre che di Albertini, di altri "valorosi esploratori" come Clemente Esposito, chi intraprende un viaggio sotto la pelle esterna dello stivale usando come guida il libro di Mario Tozzi, potrà comparare la Napoli sotterranea con i meandri di Bologna, Siena, e con le cosiddette case delle fate in Sardegna. Per arrivare a Matera con i suoi canyon scavati dal carsismo, le gravine che inghiottirono i bambini di Gravina di Puglia. Litinerario sotto la penisola porta a confutare nientemeno che Indiana Jones, che nel film "Lultima crociata" attraversa impossibili sotterranei di Venezia, la sola città italiana che al posto delle cavità ha naturalmente un enorme acquario per pesci. Restando al cinema, per Napoli va diversamente: il film " Mi manda Picone", girato da Nanni Loy nell83, è funzionale alla geografia della Napoli ipogea. Salvatore Cannavacciuolo (Giancarlo Giannini), che sovrappone come al solito scopi speculativi a missione umanitaria, aiutando Lina Sastri a recuperare i crediti del marito Picone, presunto suicida, si ritrova a un certo punto in gommone nelle fogne e da una grotta sbuca a mare. Oggi del romanti-cinismo di Loy resta poca traccia. Lunico film che si ricorda è quello citato anche dallautore di Italia segreta: il ventre di Napoli saturo - anche quello - di rifiuti tossici.
CAMPANIA - Napoli sotterranea narrata da Mario Tozzi
Il libro "Italia segreta. Viaggio nel sottosuolo da Torino a Palermo" di Mario Tozzi è un viaggio attraverso la geologia e la storia del sottosuolo italiano, con particolare attenzione alla città di Napoli. Il libro esplora la storia della Napoli "capovolta" e le sue leggende di pietra, e fornisce consigli per la prevenzione delle voragini. Tozzi sottolinea l'importanza di evitare riempimenti e consolidamenti in cemento delle cavità esistenti, che possono aggravare il problema. Il libro anche esplora la storia del fiume Sebeto, che una volta faceva ricchezza nella zona a nord di Napoli, ma ora è stato dimenticato.
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