«I criteri di selezione per l'accesso a certe sale della Biblioteca sono arbitrari e spesso poco trasparenti. Così i cittadini non sono tutti uguali» Ha fatto appello al garante della privacy perché è convinto che la procedura adottata dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per accedere ad alcune sale, violi le regole della legge a tutela della privacy. Si chiama Berardino Simone e la sequela di domande, di richieste di dati anagrafici fin troppo circostanziati che si è sentito rivolgere non gli è andata a genio. Tanto che ha deciso di denunciare il fatto al Garante con una lettera. L'ufficio gli ha risposto che «questo dipartimento ha provveduto a richiedere informazioni alla Biblioteca sulla presunta illegittima procedura». «Lo scopo di tale prassi spiega Simone è, secondo me, impedire l'accesso a tutti coloro che, maggiorenni, abbiano un qualsiasi interesse Nell'edificio in piazza dei Cavalleggeri sono conservati testi rari, spesso unici e manoscritti antichi culturale per i beni librari: si vorrebbe far entrare in quei servizi pubblici solo non meglio definiti studiosi e studenti, magari con lettera di raccomandazione dei professori "selezionati" dai bìbliotecari secondo criteri arbitrali e spesso affatto trasparenti». Il principio violato contìnua Simone è Io stesso del caso Lodo Schifani: tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge (ed ai regolamenti interni)? No, sarebbe la risposta secondo la direzione generale Beni librari che approva i regolamenti interni delle biblioteche statali. Ufficio diretto dal professor Sicilia, alto dirigente del ministero per i Beni Culturali che dipende direttamente dal Ministro». La richiesta di dati da parte della biblioteca è a tutela dei libri rari, spesso esemplari unici, e dei manoscritti che vi sono conservati. L'accesso alle sale monumentali è per questo motivo consentito solo su presentazione dell'università o di un istituto di ricerca. Anche perché il controllo sulla consultazione di ogni singolo testo da parte del personale è quasi impossibile. Simone però argomenta la sua causa dovizia dì particolari: «La prassi deriva dal fatto che fino al 1975 le biblioteche statali facevano parte del ministrerò dell'Istruzione, ma da quando fanno parte della Cultura Ì beni artistici librari da esse custoditi per legge sono, anzi, dovrebbero essere, destinati alla fruizione di tutti gli appassionati di arte ed in par-ticplare di libri rari ed antichi»,, E questa prassi, pare che di fatto si applichi, ma alla Biblioteca Nazionale Centrale dì Firenze è esplichata nel regolamento interno, «disponibile su un sito ci informa Simone che è alla voce "informazioni": http:www. bncf.firenze.sbn.itinformazioniìndex.html ».