Domani alle ore 16.30, presso l'Istituto italiano per gli Studi filosofici, Amedeo Bellini e Giovanni Carbonara presentano il volume a cura di Stella Casiello, «Verso una storia del restauro. Dall'età classica al primo Ottocento», Alinea editrice Benedetto Gravagnuolo Nei manuali accademici si suol far risalire l'inizio del restauro al XIX secolo, quando la disciplina raggiunse il suo statuto teoretico e nacquero i primi embrioni delle istituzioni statali per la conservazione dei monumenti, in seguito denominati sovrintendenze. Per convenzione, quale incipit viene indicata la voce «restauration» stilata da Eugéne Viollet-le-Duc nel suo celebre Dictionnaire raisonné de l'architecture, dato alle stampe a Parigi tra il 1854 e il '60. A ben riflettere invece l'origine è molto più antica. Risale agli albori della civiltà la volontà di tutelare e di trasmettere alle future generazioni il patrimonio monumentale ereditato dal passato. L'etimo stesso del termine «patrimonio» rinvia al sentimento di rispetto verso il padre, vale a dire al desiderio radicato nell'animo umano di sfidare il fluire del tempo, reificando la memoria avita in costruzioni di pietre dense di valori simbolici. D'altronde il tema è stato a suo tempo già enunciato nel De Architectura di Vitruvio. Abbiamo peraltro testimonianze storiche incontrovertibili di opere di ripristino eseguite con consapevole rigore già in età classica. Senza contare l'estrema chiarezza con la quale il principio della instauratio venne formulato in età rinascimentale nel De Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti. Per colmare una lacuna gnoseologica, Stella Casiello ha curato una ricerca universitaria pubblicata dalla casa editrice Alinea con il titolo Verso una storia del restauro. Dall'età classica al primo Ottocento. Le tesi critiche di questo volume (fresco di stampa) verranno presentate e discusse domani pomeriggio presso l'Istituto Italiano di Studi Filosofici da due autorevoli maîtres à penser in tale ambito disciplinare, vale a dire Amedeo Bellini e Giovanni Carbonara, rispettivamente docenti presso il Politecnico di Milano e «La Sapienza» di Roma. L'intenzione di partenza del libro verteva sull'esigenza di fornire agli studenti uno strumento didattico di sistematica strutturazione divulgativa di una materia complessa. Nel corso della ricerca, sono state però conseguite dal gruppo di giovani studiosi anche non sottovalutabili acquisizioni inedite. I saggi seguono la traccia di una serrata sequenza diacronica: Emanuele Romeo sull'età classica; Renata Picone sul medioevo; Andrea Pane sul rinascimento; Valentina Russo dalla controriforma al barocco; Francesco Delizia sul Settecento e la stessa Stella Casiello sui primi decenni dell'Ottocento. Tale schema cronologico è integrato dagli approfondimenti tematici di Gianluigi de Martino sull'opera di Luigi Vanvitelli e di Emauela Vassallo Zirpoli sulle stratificazioni e i restauri della Cattedrale di Napoli. «Si sono certo conservati monumenti dell'antichità dai quali, come da insigni maestri, molto si può apprendere... Ma a volte non posso fare a meno di ribellarmi nel vedere come, a causa dell'incuria, vadano in rovina. Monumenti che per la loro eccellenza e splendore furono risparmiati perfino dal nemico barbaro». Sono considerazioni di Leon Battista Alberti che sembrano di stretta attualità. Sarebbe tuttavia un equivoco forzare l'interpretazione di autori vissuti in altre epoche per coglierne l'anticipazione delle questioni contemporanee. A ragion veduta, il volume curato da Stella Casiello riconduce la storia dell'idea di restauro nelle coordinate culturali delle diverse mentalità epocali. Proprio perché è una vexata questio, tale tematica è stata contrassegnata in passato da inossidabili controversie teoretiche e solleva a tutt'oggi appassionate polemiche esegetiche.