II Cavaliere mette sul tavolo il ministero per l'Attuazione del programma e, in alternativa, una delega ai Trasporti scorporata dal dicastero di Lunardi ROMA Nel giorno in cui la verifica rischia di impantanarsi, Silvio Berlusconi fa l'ultima offerta a Follini: il ministero per l'attuazione del programma Scajola verrebbe spostato ad altro incarico. O la delega ai Trasporti, che verrebbe scorporata dal dicastero di Lunardi. Sì, perché il ragionamento del premier è netto: il leader dell'Udc vuole restare segretario o fare il ministro? Nel primo caso, non può avere un trattamento diverso da Bossi e da Fini che, come leader di partito, non hanno deleghe specifiche. E' questa dunque la proposta che fa a Pollini: prendere o lasciare. Il ministero della Sanità? «Mai pensato di affidarglielo», assicurano i suoi colonnelli. Contemporaneamente, è disposto a concedere un ministero a D'Antoni, ma oltre la funzione pubblica non vuole andare. Impossibile, garantisce il Cavaliere, togliere Urbani dai Beni Culturali come voleva Pollini: è un professore, è vero, ma è anche uno del fondatore di Forza Italia. «Non si può proprio fare: sarebbe un'umiliazione». Si avvicina dunque lo show down: o il leader dell'Udc si accontenta, oppure il premier pare disposto a chiudere solo con Fini. Impossibile allungare i tempi: lo riconosce lo stesso presidente della Camera Casini che lancia un appello al premier: «Mettere la parola fine alla verifica». Anche perché Alleanza nazionale comincia a sentire puzza dì bruciato: teme cioè che la vicenda possa sfuggire di mano a tutti. «La verifica doveva essere chiusa da giorni», dichiara il ministro Gasparri che pure continua a ripetere di essere pronto a lasciare il suo posto. Gli fa eco Storace: «Prendiamo atto che la verifica non si può fare e andiamo avanti. Non possiamo continuare a dare questo spettacolo». Mentre Ignazio La Russa lancia un appello a Pollini: «Non è così importante il peso di un ministero. Devi entrare nel consiglio di gabinetto». Ora: è chiaro che si apre la settimana cruciale. Forse oggi Berlusconi vedrà Bossi, difficilmente verrà a Roma. Domani vola in Libia e poi incontra, nel pomeriggio, il ministro palestinese Abu Ala a Palazzo Chigi. Se ne riparla mercoledì: il pacchetto per Alleanza nazionale è oramai chiuso, resta in stand by solo per vedere se è possibile trovare la quadratura del cerchio con Pollini. «Vogliono portare a casa uno sproposito di posti ironizza Ca-deroli, braccio destro di Bossi compreso un ministero per D'Antoni che nel 2001 era nostro avversario. Acca nisciuho è fesso, avrebbe detto il grande Totò e fa bene a continuare a dirlo anche Berlusconi». Chiarito che il leader di An non vuole incarichi ministeriali, il premier gli concede il consiglio di gabinetto, il dipartimento economico a Palazzo Chigi e poi si impegna «occasionalmente» a delegargli la presidenza del Cipe: «Non si può fare in pianta stabile», assicura. Promuove Urso ministro per il Commercio con l'estero e offre un sottosegretariato.
Silvio fa l'ultima offerta a Follini. O così o niente
Il premier Silvio Berlusconi sta cercando di risolvere la verifica sul ministero per l'attuazione del programma, che rischia di impantanarsi. Berlusconi fa l'ultima offerta a Follini, che deve prendere o lasciare il ministero della Sanità. Il leader dell'Udc vuole restare segretario o fare il ministro, ma non può avere un trattamento diverso da Bossi e Fini. Berlusconi è disposto a concedere un ministero a D'Antoni, ma non oltre la funzione pubblica. Il presidente della Camera Casini chiede di mettere fine alla verifica, mentre Alleanza nazionale inizia a sentire puzza di bruciato.
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