I tre quesiti per abrogare la cosiddetta legge salvacoste e alcuni articoli della norma sulla gestione dell'acqua nell'isola sono nulli perché non è stato raggiunto il quorum. Ieri al voto il 20,4 degli aventi diritto In Sardegna ha vinto ancora una volta l'astensionismo. I tre referendum per abrogare la cosiddetta legge salvacoste e alcuni articoli della norma sulla gestione dell'acqua nell'isola (gestore unico e tariffa unica) sono nulli perché non è stato raggiunto il quorum, sia quello previsto dalla nuova legge statutaria (circa 38 degli elettori) sia quello fissato dalla precedente normativa (33). Secondo dati ancora ufficiosi, alle 22, orario di chiusura dei seggi, ha infatti votato solo il 20,4 degli elettori sardi (precisamente 1.471.797). Un risultato che per il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci, è stato fortemente condizionato dall'ostruzionismo e dal "totale silenzio" della Regione sulla consultazione. Per Francesca Barracciu, segretario regionale del Pd, è stata invece una vittoria dell'autonomia dei sardi che hanno "respinto al mittente" le ingerenze esterne e gli appelli dell'ultima ora dello stesso premier, che giovedì scorso durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi sulla scuola aveva invitato quelli che aveva definito i suoi "concittadini" a votare "sì" per abolire le norme urbanistiche della Giunta Soru definite "blocca sviluppo". In Sardegna, nelle consultazioni referendarie degli ultimi anni non si è mai raggiunto il quorum. Circa un anno fa per il referendum sulla Legge Statutaria votò il 15 degli elettori, mentre nel 2005 per il no alle scorie-rifiuti in Sardegna si sfiorò il 27. I tre referendum a cui sono stati chiamati ieri i cittadini sardi si sono svolti in un clima di forte contrapposizione fra gli schieramenti, preludio di una intensa campagna elettorale per le Regionali 2009. Si è trattato di un test significativo per la Giunta guidata da Renato Soru il quale aveva voluto le norme che il Comitato per il sì sperava di abrogare con i referendum. Il Centrodestra al di là dei quesiti referendari ha caricato il voto di significati politici per cui si chiedeva nelle pubblicità e negli spot televisivi un "sì per la Sardegna". Cioè contro una legge (la cosiddetta salvacoste), pilastro del Piano paesaggistico, che causa danni perché "esclude Comuni e cittadini dalla pianificazione del territorio; impedisce un giusto sviluppo turistico sostenibile; consente la speculazione immobiliare di pochi amici; esclude i Sardi dal proprio ambiente e crea nuovi disoccupati". Al centrodestra, che ha invitato a votare sì, si sono aggiunti i Sardisti ed i Socialisti. Lo schieramento opposto (compresi gli indipendentisti di Irs e Sardigna Natzione) ha invito a disertare le urne puntando al mancato raggiungimento del quorum.
Sardegna, referendum senza quorum. Resta in vigore la legge "salvacoste"
I tre referendum per abrogare la legge salvacoste e alcuni articoli della norma sulla gestione dell'acqua in Sardegna sono stati annullati perché non è stato raggiunto il quorum. Il 20,4% degli elettori sardi ha votato, mentre il quorum previsto era del 33%. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Ugo Cappellacci, ha accusato l'ostruzionismo e il silenzio della Regione. Il segretario regionale del Pd, Francesca Barracciu, ha definito la vittoria dell'autonomia dei sardi. I tre referendum si sono svolti in un clima di forte contrapposizione fra gli schieramenti, preludio di una intensa campagna elettorale per le Regionali 2009.
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