"Da Muti a Wilson la mia ricetta contro la crisi" A colloquio con il soprintendente Francesco Ernani, in carica dal 1999 Il segreto dei successi di pubblico e i progetti per le prossime stagioni UnAida targata Bob Wilson che promette meraviglie. Ma non è solo linaugurazione della stagione 2009 a far pensare che allOpera di Roma si respiri aria nuova. Da Greenaway a Carsen, da Kokkos a Kapoor, McEwan e Goran Bregovic ai funambolici acrobati de La Fura dels Baus: sembra che il fremito del teatro contemporaneo stia chiudendo in un grande abbraccio il Costanzi, riposizionando il Massimo romano nella rosa delle fondazioni in grado di dialogare con il proprio tempo, e - non da ultimo - con un botteghino felice. Non succedeva da molti anni che un cartellone appena presentato suscitasse tanto interesse attorno ad un luogo spesso scollato dalla sua città e lontano da un pubblico che, pur amando le anime storiche del lirico cittadino (da Carla Fracci a Franco Zeffirelli), negli ultimi anni si è espresso contro una programmazione artistica troppo "classica", sottolineando lassenza di grandi direttori sul podio e star dellugola in palcoscenico. Francesco Ernani è il sovrintendente dellOpera dal 1999, con una produzione tra le più prolifiche in Italia per quote di contributi statali seconde solo alla Scala di Milano: 222 alzate di sipario nel 2006, di cui 94 dopera, 91 di balletto, 26 concerti, 11 di vario genere. Scivoloni come il Wozzeck fuori abbonamento (sale vuote per tutte le repliche) o il clamoroso insuccesso de la Vedova allegra targata Vincenzo Salemme, certo in passato non hanno aiutato, «La situazione è difficile per tutti, viviamo da anni in condizioni di continua emergenza», spiega Ernani. «Molte fondazioni, come sappiamo, sono state anche commissariate. Non è stato facile, in questi anni, far sposare le ragioni del bilancio con quelle di una strategia di lungo periodo, lunica che può garantire la firma di contratti con largo anticipo. E il "butterfly effect" ovvero lavere una visione e non solo una missione aziendale, che nel momento in cui si prende una decisione già ti apre un ponte sul futuro». In carica fino al 2010, il direttore artistico Nicola Sani è riuscito a disegnare un percorso che per la prima volta ha messo daccordo critica e pubblico. «Viviamo in un paese che ha 14 fondazioni lirico-sinfoniche - spiega il direttore artistico - eppure i compositori sono costretti ad andare allestero per vedere rappresentate le loro opere. La musica del nostro tempo è alla base di ogni sviluppo, come ci insegnano le grandi istituzioni del mondo. Noi dellOpera di Roma abbiamo voluto testimoniare lesigenza di uscire da unidea di riproduzione per entrare in quella di produzione intesa come realizzare cose che prima non cerano». E che, come si può osservare in questi giorni, apre la forbice di un pubblico più ampio per la lirica. «Dal giorno del mio insediamento - continua Ernani - mi sono sempre impegnato ad abbassare il palco e alzare la platea. È una frase di Mario Brunello che faccio mia. Uno spettacolo non riuscito capita ovunque, continuamente. È che quando succede allOpera di Roma viene dimenticato quello che di buono si è fatto prima». Un progetto artistico di grande respiro per uscire dallemergenza quotidiana. «È lunica ricetta possibile, se la si pensa nel lungo periodo, basata su risorse certe che non devono essere cambiate. Mi auguro - conclude il sovrintendente - che vengano modificati i tagli al Fus annunciati in questi giorni. Una riduzione degli investimenti dello Stato nel campo di uno dei settori più importanti della cultura del nostro paese, non accompagnata dal cambiamento del modello operativo, rischia di degradare un prodotto che per essere vincente deve mantenere alti gli standard di eccellenza. Il nostro mondo ha ancora molto da dire e da dare". SEGUE A PAGINA V