ROMA Antonio Marzano oggi assicura di sentirsi assai più tranquillo rispetto a qualche giorno fa. «Ho avuto personalmente ampie rassicurazioni dal presidente del Consiglio, e io alla sua parola ho sempre dato un grande peso», spiega il ministro delle Attività produttive, protagonista malgré soi di questa infinita verifica di governo. La verità è che non dev'essere facile trovare la voglia di concentrarsi e lavorare quando tutte le mattine apri il giornale e leggi che il primo ministro ha offerto la tua poltrona a qualcun altro. Per fortuna poi la ruota gira, e Marza-nò, appunto, al momento dovrebbe restare al suo posto. In compenso, ora rischia Sirchia. Il gentile ministro della Salute ha appreso dai resoconti sulla stampa che Berlusconi ha proposto il suo ministero a Follini. Follini ha rifiutato, ma è sgradevole in ogni caso. «Ufficialmente però il professore nessuno ha mai detto niente», confidano i collaboratori del ministro. Quindi l'unica cosa da fare, è fare come se nulla fosse, continuando ad esempio a Studiare le prossime campagne dedicate al benessere dell'anziano, all'alcolismo fra i giovani e alla prevenzione oncologica. Sapendo però che magari, quando gli spot saranno pronti, potrebbe es-serci un altro il ministro a goderseli. Qualcuno sostiene che Pollini avrebbe rifiutato la Sanità perché punterebbe ai Beni culturali. Il ministro Urbani sorride e rivela di avere un metodo infallibile per non perdere la tranquillità. «Basta non leggere i giornali», dice, «essendo questa, almeno perora, una verifica tutta virtuale. Ed essendo tutto virtuale, non può nemmeno chiedere spiegazioni. A chi le chiedi? E soprattutto, chiedi cosa?». C'è anche chi ha il problema opposto. Come quando il gossip di palazzo è di uno eternamente candidato a una promozione che non arriva mai. Uno è Sergio D'Antoni, aspirante fisso a numerose poltrone, dalla Funzione pubblica agli Affari regionali, ma puntualmente lasciato in parcheggio. Ormai preferisce non parlarne nemmeno. «Guai», proclama dunque, «a vedetela nostra giusta esigenza di rivedere gli obiettivi di governo come una questione superficiale di piccola lotta per il potere». «Io sono in verifica permanente effettiva da minimo minimo due anni», ride invece Adolfo Urso. Prima sembrava che il suo Commercio estero dovesse essere staccalo dalle Attività produttive per essere accorpato alla Farnesina, ma non se n'è fatto niente. Poi è arrivato Frattini, e si è cominciato a studiare un coordinamento permanente fra gli Esteri e il viceministro di An. Adesso l'ultima è che Urso dovrebbe essere promosso ministro a pieno titolo, scorporando il Commercio estero dalle Attività produttive. Mancano, perché si sappia, non condivide. «Mi auguro proprio che il mio ministero resti quello che è», mette a verbale; «sono appena reduce da un complesso decreto legislativo di riordino delle tre aree di competenza, competitivita, sviluppo e internazionalizzazione, tre aree strettamente collegate fra loro, scorporarne una sarebbe un errore». Urso, signore, glissa: «Lei capisce, viste le circostanze...». Anche se il fatto che si parli con tanta insistenza di promuovere il suo Commercio estero, ammette, lo lusinga: «Comunque vuoi dire che si ritiene che in questi due anni ho lavorato bene». Su una cosa, una cosa sola, sono tutti d'accordo, ministri e aspiranti: prima si chiude, meglio è. «La burocrazia è tremenda», confessa Marzano,«appena gli uffici fiutano un clima d'incertezza, rallenta tutto». Prima si chiude, appunto, meglio è.