Il 25 settembre 2008 ho letto un comunicato stampa della Codacons Campania che mi ha lasciato del tutto spiazzato. La notizia recitava: "Il Consorzio Velia Bacino Alento ha presentato al Parco del Cilento e del Vallo di Diano il Progetto denominato Interconnessione degli Schemi Idrici che prevede la realizzazione di un'opera nell'Alto Calore. In località Molino Calore sita in Magliano Vetere il Consorzio vorrebbe deviare le acque del Fiume Calore e costruire due gallerie: una drenante sommersa nel sistema fluviale e l'altra lunga ben 2.500 metri che consentirebbe di scaricare le acque captate direttamente nel bacino dell'Alento per poi successivamente trasferirle verso il sistema irriguo del Consorzio di Bonifica di Paestum". Cosa significa? La vicenda è tanto sconcertante che bisogna procedere per gradi. Nella legislazione italiana ci sono norme relative alla valorizzazione, conservazione, tutela e fruizione dei beni che caratterizzano il nostro paese quali testimonianze di una valenza che definisce e identifica il nostro passato. I beni sottoposti a norma sono i più vari: dai beni archeologici ai beni archivistici e librari, da quelli architettonici a quelli facenti parte del patrimonio culturale immateriale, dai beni demoetnoatropologici sino a giungere a quelli ambientali. Proprio sul concetto di bene ambientale l'Italia ha avuto nel corso degli anni una evoluzione legislativa unica al mondo. Tale processo evolutivo ha sviluppato un concetto di bene "naturale" svincolato dal mero concetto di bel paesaggio, per esempio l'evoluzione del concetto di belvedere, per giungere ad un carattere più consono e corretto. Tutt'oggi si considerano beni culturali ambientali "le zone corografiche costituenti paesaggi, naturali o trasformati dall'opera dell'uomo, e le zone delimitabili costituenti strutture insediative, urbane e non urbane, che, presentando particolare pregio per i loro valori di civiltà, devono essere conservate al godimento della collettività". Sono specificamente considerati beni ambientali quei beni che presentino singolarità geologica, floro-faunistica, ecologica, di cultura agraria e del territorio, e quelle strutture insediative, anche minori o isolate, che siano integrate con l'ambientenaturale in modo da formare un'unità rappresentativa. Aree naturali protette sono dunque costituite da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti (o solo parzialmente alterati da interventi antropici) e che posseggono una valenza geologica, geomorfologia e biologica d'interesse nazionale o internazionale in quanto portatori di valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, tali da giustificare l'intervento dello Stato per la tutela e conservazione. Tale funzione di controllo è garantita dai Parchi Nazionali. Anche la Campania possiede tali enti: il Parco Nazionale del Vesuvio, istituito nel 1995, ed il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano istituito quattro anni prima. Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni, si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'appennino campano-lucano. Alle straordinarie emergenze naturalistiche, dovute alla notevole eterogeneità del territorio, si affiancano il carattere mitico e misterioso di una terra ricca di storia e cultura: il richiamo della sirena Leucosia, alle spiagge dove Palinuro lasciò Enea, dai resti delle colonie greche di Elea e Poseidonia, sino alla splendida Certosa di Padula. Dal 1991 il Parco è Patrimonio dell'Unesco e dal 1997 è Riserva della Biosfera. Le riserve della biosfera sono aree di ecosistemi terrestri, costieri e marini, in cui, attraverso un'appropriata gestione del territorio, si associa la conservazione dell'ecosistema e la sua biodiversità con l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali. Il Comitato Consultivo sulle Riserve della Biosfera del Programma MAB dell'Unesco, nella riunione tenutasi a Parigi tra il 9 ed il 10 giugno del 1997, ha inserito all'unanimità il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera. Il concetto di Riserva di Biosfera, introdotto nel 1974 dal Gruppo di lavoro del Programma MAB sull'Uomo e la Biosfera dell'Unesco, fu messo in atto nel 1976 con l'attivazione della "Rete Mondiale di riserve di Biosfera" ritenuta la componente chiave per realizzare un obiettivo ben preciso: mantenere un equilibrio, duraturo nel tempo, tra l'Uomo ed il suo Ambiente attraverso la conservazione della diversità biologica, la promozione dello sviluppo economico e la salvaguardia degli annessi valori culturali. Veniamo al dunque: come detto nel comunicato, il 31 luglio 2008 è stato presentato al Parco del Cilento e del Vallo di Diano il progetto che prevede la deviazione del Fiume Calore, mediante due gallerie, al fine di creare una bonifica delle sue acque, di trasportarle in un primo momento nel bacino dell'Alento, dove sorge l'omonima diga, per poi renderle fruibili al Consorzio di Bonifica di Paestum. Le due località interessate da tale intervento (Felitto e Magliano Vetere) si trovano entrambe nella zone protetta dal Parco. Il fiume Calore, che nasce dal monte Cervati, è in parte ubicato in area protetta, in particolar modo nell'area dove il corso d'acqua è denominato Alto Calore. Tale tratto risulta di straordinaria valenza naturalistica e costituisce anche una riserva del WWF denominata Oasi del WWF delle Gole del Fiume Calore. Le gole in questione, strette e profonde, formate lungo il corso del fiume Calore, da Felitto a Magliano Vetere, sono anch'esse quindi area protetta! Classificata dall'Unione Europea come sito di interesse comunitario (SIC)! Tale oasi, che si estende per circa 150 ettari, è gestita dal WWF in accordo con il Comune di Felitto. Il fiume Calore e l'ambiente che lo circonda sono sicuramente l'attrattiva naturalistica principale: dal bosco della Farneta alla diga in località Remolino, dai suggestivi tracciati intorno alle Gole, al ponte di Pietra Tetta. Un ambiente assolutamente selvaggio, con aspetti naturalistici interessanti dal punto di vista geologico, botanico e faunistico. Ebbene, se tale progetto venisse approvato e realizzato, in conflitto contro tutte le norme nazionali ed i vincoli internazionali, tale luogo scomparirebbe! A onor del vero va precisato che i vertici del Parco Nazionale non sono ancora intervenuti in merito, ma va dall'altro canto sottolineato che tale silenzio è preoccupante e non è più accettabile. Unici commenti arrivano dal Codacons Campania che, a ben donde, lancia l'allarme: "E' la cronaca di uno scempio annunciato" esordisce l'avvocato Pierluigi Morena dell'Ufficio legale del Codacons Campania. "Abbiamo appena avuto accesso alle relazioni e alle cartografie del Progetto" - continua l'avvocato - "proprio all'imbocco delle rinomate Gole del Calore verrebbe creata un'opera invasiva e artificiale che genererebbe solo lo squilibrio di un eco-sistema delicatissimo. Un Progetto di dubbia utilità ma di devastante impatto ambientale oltre che economico-sociale, lesivo per le comunità locali della Valle del Calore. L'ufficio legale del Codacons ha notificato un atto al Parco diffidandolo dal concedere autorizzazioni di sorta visti i vincoli operanti nell'area. Il Fiume Calore rientra nella zona 1 di protezione ed è Sito d'Interesse Comunitario". "E' quantomeno bizzarro" - conclude il professore Enrico Marchetti, presidente del Codacons Campania - "che si proponga un piano di impatto che sfregia il territorio in ragione di una presunta lotta alla tropicalizzazione del clima nel Sud Italia senza che il progetto precisi quali studi scientifici sorreggono tale allarme". Ebbene si! Perché studi scientifici in merito sono di tutt'altra idea: indagini sulla vegetazione ripariale arborea ed arbustiva del corso del fiume Calore e dei suoi principali affluenti, esaminata secondo il metodo fitosociologico al fine di analizzare lo stato di conservazione dell'ecosistema fluviale, ha evidenziato come il Calore risulta di grande importanza ecologica non solo per il Parco Nazionale ma anche per quelle zone esterne al Parco ed attraversate dal corso d'acqua. Il fiume costituisce un corridoio che unisce il territorio del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, all'Oasi WWF di Persano, e soprattutto al Mar Tirreno. A completare il quadro va sottolineato come il Calore ospiti inoltre la popolazione a rischio di estinzione della Lutra Lutra, una lontra di medie dimensioni che trova il suo habitat ideale lungo i fiumi e che in Italia risulta quasi del tutto scomparsa fatta eccezione per questo e pochi altri corsi d'acqua. "Salviamo il Calore. Non ingoiamo altri rospi!" è la campagna di sensibilizzazione di Codacons Campania: inviando una e-mail ad infopncvd.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo (Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo e per conoscenza a codacons.campaniagmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) si può manifestare la propria indignata e civile protesta al Parco del Cilento e del Vallo di Diano.
Agenzia Radicale
5 Ottobre 2008
Il fiume Calore sparirà sotto una montagna?!?
MA
Marcello Mottola
Agenzia Radicale
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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