Nellarticolo del 21 settembre a firma di Cinzia Dal Maso ritengo di dover rilevare alcune imprecisioni. Il mio incarico di commissario per lemergenza di Pompei non ha provocato alcuna guerra né piccola né grande né fra le istituzioni né fra gli uomini che le rappresentano. Le inevitabili, iniziali incomprensioni scaturite dalla delicatezza della materia trattata, cioè la necessità di far durare Pompei anche per i nostri posteri, sono state subito superate sia da me e, mi sento di affermare, anche dal soprintendente professor Guzzo. Non sarò così buonista fino al punto di ignorare quanto possa essere stata poco gradita la nomina di un commissario per un monumento al qual il professor Guzzo ha dedicato, cogliendone particolari risultati, buona parte della sua vita di archeologo. Il suo metodo e la sua programmazione hanno suscitato condivisibili apprezzamenti. Tuttavia, e qui si pone il vero nodo di una situazione che è tutta italiana, come drammaticamente evidenzia una generale cattiva tenuta di monumenti e servizi, ultimo il caso di Paestum, il nodo è quello antico e mai risolto tra i tempi imposti dalla scienza archeologica e le aspettative, nonché le impellenti necessità, dettate dallutilizzazione turistica, Al mio arrivo a Pompei, con molta umiltà, insieme con i miei collaboratori ho dovuto occuparmi della totale mancanza dei servizi igienici, realizzandone 14, del ripristino di 22 antiche fontane nascoste nei depositi, e soprattutto della certa e quotidiana apertura di almeno una ventina di splendide Domus pompeiane, laddove ne erano visitabili soltanto due e a giorni alterni. Ora raggiunta una compiuta intesa con il professor Guzzo e altri dirigenti della Soprintendenza voliamo verso mete più alte, verso quellAntiquarium di cui si era persa memoria e quel riordino dei depositi che saranno il pieno appagamento dei progetti del professor Guzzo, ma che, e , chissà per quale ragione, navigavano soltanto in una vaga area progettuale. Quanto al centro di eccellenza, mi permetto di dire che lidea, pur tra i travagli di una Soprintendenza commissariata, ha trovato il mio incondizionato appoggio nella speranza che quanto di buono è passato in questi ultimi 250 anni trovi un uditorio sensibile, fattivo e superuniversitario. Lultima notazione mela lascerà per i fondi che dal Ministero furono messi a disposizione nel tentativo appena cominciato e che mi auguro di portare avanti, cioè restituire Pompei a 2.500.000 di visitatori, dotata di quei servizi di cui questo insostituibile unico monumento va dotato. Quanto al contesto, intendo le invadenti variopinte e poco gradevoli bancarelle, alla vostra articolista è sfuggito quel piano commerciale che prevede il loro definitivo allontanamento dai luoghi che offendono il gusto, la memoria e la cultura. Renato Profili Prefetto, commissario delegato Gentile dottorProfiili, non era mia intenzione, nellarticolo su Pompei, trasmettere limmagine di una guerra tra istituzioni né tantomeno ho utilizzato tale vocabolo. Mi sono piuttosto limitata a rilevare come il commissariamento dellarea archeologica abbia di fatto imbrigliato il consueto fluire delle attività in nome di unemergenza che pare non sussistere o perlomeno è di antica data, «iniziata di favo ne1 1748» come ha osservato il soprintendente Guzzo. Lo scrive lei stesso nella sua lettera, quando parla di «nodo antico e mai risolto» e di «generale cattiva tenuta di monumenti e servizi» in tutta Italia. A Pompei dunque non si tratta di affrontare alcun cataclisma recente ma piuttosto una situazione molto problematica, possibilmente senza scontati allarmismi. Perché «Pompei soffre dellincapacità di essere normale» come ha detto leconomista Luca Zan. «Il commissariamento è solo lultimo anello di una lunga catena. Mentre la vera impresa è riportare la città alla necessaria normalità». Mi congratulo con lei per i molti risultati elencati nella sua lettera. Sono perlopiù opere dettate dalle «impellenti necessità dellutilizzazione turistica» più che dalle esigenze di conservazione di un monumento così importante per il mondo intero e così poco assistito. Mi auguro di ricevere buone nuove anche in tal senso, perché è proprio questa lemergenza che tutto il mondo vorrebbe vedere risolta. Se continuiamo a usurare Pompei senza conservarla, perderemo ovviamente anche la possibilità di attuare unadeguata promozione turistica. Non ho purtroppo visitato Pompei negli ultimi tempi e non ho potuto vedere le nuove Domus stabilmente aperte al pubblico. Mi risulta però che un accordo per la riorganizzazione del personale fosse già stato siglato i122 agosto scorso dalla Soprintendenza con i sindacati. Ho inoltre avuto notizia del piano commerciale per lallontanamento delle bancarelle da lei predisposto e proposto al sindaco di Pompei. Questa sì è una vera battaglia di cui attendo con interesse gli esiti. E le auguro buon lavoro. Cinzia Dal Maso
CAMPANIA - A Pompei unemergenza usurante
Cinzia Dal Maso, commissario per le emergenze di Pompei, ha scritto un articolo in cui rileva alcune imprecisioni sul suo ruolo e sulle attività svolte durante il commissariamento. Ha affermato che il suo incarico non ha provocato alcuna guerra e che le iniziali incomprensioni sono state superate. Ha anche menzionato la necessità di far durare Pompei anche per i posteri e la sua intenzione di portare avanti i progetti del professor Guzzo. La commissario ha anche rilevato la cattiva tenuta di monumenti e servizi in tutta Italia e ha menzionato la necessità di restituire Pompei a 2.500.000 di visitatori.
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