I musei modenesi bancomat dellarte per le importanti mostre organizzate nel circondario? Così sembrerebbe, perché è un trionfo della modenesità artistica, con quadri e sculture e oggetti preziosi da mille e una notte prestati un po dappertutto, in nome dei buoni rapporti tra istituzioni culturali. Ma non cè reciprocità visto che la città non organizza da tempo, soprattutto per quel che riguarda larte antica, appuntamenti che sappiano coniugare approfondimento scientifico e attrattività del pubblico. Se si è riusciti a farlo con una materia "difficile" come la filosofia, possibile che per larte non si possa altrettanto? Basta girare per un po di mostre importanti a Mantova, Reggio Emilia, Parma per rendersi conto come molto provenga dal Modenese, oggetti legati alla nostra storia, tutti visibili - poco visti - nei nostri musei. Reggio Emilia e Mantova si sono associate dando vita, insieme al Polirone di San Benedetto Po, a unampia serie di rassegne su Matilde di Canossa (1046 - 1115), la donna più influente del suo tempo con le riforme della Chiesa e gli scontri sulle investiture tra papato e impero. Per Modena e Nonantola non aveva senso associarsi alla manifestazioni tenuto conto che labbazia benedettina grazie allinfluenza dei Canossa divenne un centro culturale di importanza europea? Teniamo anche conto che laltarolo di San Geminiano su cui pochi mesi fa è stata realizzata una bella mostra, ai Musei del Duomo - probabilmente venne donato dalla stessa Matilde. Invece salendo al primo piano di Palazzo Magnani, a Reggio Emilia, si pensa di essere a Frassinoro, il paese del nostro Appennino dove nel 1071 Beatrice, madre di Matilde, fondò un monastero benedettino. Sono infatti esposti qui gli straordinari capitelli decorati da lì provenienti e nelle sale seguenti sono esposti alcuni strepitosi codici della Biblioteca Estense come il Tetravangelion del Mille con figure degli evangelisti. Alla sede mantovana - a Casa del Mantegna - sono poi esposte molte altre opere modenesi provenienti dallArchivio di Stato, da Biblioteca e Galleria estensi e dai musei del duomo e civico darte. Sempre a Mantova, poi, lex soprintendente modenese Trevisani ha messo in scena una raffinata rassegna sullo scultore Pier Jacopo Alari Bonacolsi (1460-1528) allestita nellappartamento di Isabella dEste a Palazzo Ducale. Qui lincredibile Vaso Gonzaga, fuso e ornato da un bellissimo fregio con il dio del mare Nettuno e altre figure e festoni. Non è finita. Da pochi giorni ci sono lunghe code per visitare a Parma la mostra di Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534), dal paese di nascita a pochi chilometri da Modena (gli Este collezionarono molte sue opere poi finite a Dresda con la vendita del duca Francesco III a metà 700) e anche qui naturalmente lavori provenienti da Modena. Oltre alla Madonna Campori e disegni di Correggio, anche un Compianto di Cima da Conegliano e una statua di Begarelli, tutti allEstense insieme a un grande Lorenzo Costa dellUnicredit di Carpi e allo straordinario gruppo in terracotta di Busseto dello scultore modenese Mazzoni. Dunque tanti prestiti da bancomat dellarte, ma ad esempio, che fine ha fatto la mostra sulla scultura modenese e padana tra Quattrocento e Cinquecento - Mazzoni e Begarelli su tutti - annunciata, almeno ufficiosamente, mesi fa?