L'EVENTO L'INTERVISTA Lo vedremo tra cinque anni, ma il Forum delle Culture è già argomento di contesa politica. Una parte dei politici napoletani teme uno scippo. Di certo l'Evento sarà commissariato. Il ministro della Cultura, Sandro Bondi è tranchant: serve una personalità autorevole campana, fuori dalle «misere logiche di potere locale». E fa il punto su Pompei dove accompagnerà Berlusconi in una delle prossime discese a Napoli del premier dedicate alla crisi dei rifiuti. Nell'ultima visita a Napoli, il presidente Berlusconi ha detto che nominerà un commissario per il Forum delle Culture che si terrà nel 2013. E ha aggiunto che si era affidato a lei per la scelta. Ha già deciso? Ha una rosa di nomi? O può tracciarne un'identikit? «Non ho ancora deciso. Deciderò come sempre in stretta collaborazione con il dottor Letta». C'è chi, come il presidente della Regione, Antonio Bassolino, teme che con il commissariamento del Forum si realizzi una sorta di «scippo» alla città. In che modo lo rassicura? «No, Bassolino tiene alla dichiarazione di evento nazionale per il Forum delle culture. E sa che, proprio per questo, la scelta del commissario deve cadere su una personalità autorevole e sottratta a misere logiche di potere locale». A che cosa si riferisce in particolare? «Mi muovo secondo le indicazioni del presidente Berlusconi che su questo punto è stato chiaro: il commissario del Forum dovrà essere una personalità autorevole della Campania». Come ha convinto il presidente Berlusconi a fare la «gita» a Pompei? «Non l'ho affatto convinto. È stato lo stesso presidente del Consiglio a volere visitare Pompei e presentare i restauri e l'apertura al pubblico di nuove importanti ville, perché Berlusconi è convinto che la rinascita della Campania passi anche attraverso il ruolo della cultura e dell'educazione, oltre ché attraverso la valorizzazione dei beni culturali per lo sviluppo economico e turistico del nostro Paese». Sarà una «gita» in una realtà disastrata. «Non sarà una gita, sarà una ulteriore testimonianza dell'attenzione che il governo dedica alla Campania. Anche in questo campo, abbiamo saputo reagire alla situazione che abbiamo ereditato e invertire la tendenza». Quali sono le emergenze degli Scavi, i punti di sofferenza su cui sarà focalizzata l'attenzione del governo? «Pompei è divenuta, grazie al professor Guzzo, un laboratorio di ricerche e di restauri delle più importanti università del mondo. Ora, superata l'emergenza, è necessario pensare a forme di valorizzazione, di una delle aree archeologiche più importanti del mondo, nuove e più efficaci». Dopo decenni di laissez-faire, quale è la cura che ha in mente per l'area archeologica più importante del Paese? «In Spagna i parchi archeologici sono divenuti gli strumenti più importanti per lo sviluppo economico di un territorio. Perché non deve essere così anche per l'Italia, dove abbiamo una rete di aree archeologiche senza paragone in tutto il mondo? A questo proposito ho formato negli scorsi giorni un gruppo di lavoro presieduto dalla professoressa Francesca Ghedini, che ha il compito di definire normativamente i parchi archeologici e di programmare un piano di investimenti da sottoporre ad Arcus in collaborazione con le fondazioni bancarie e con i privati». Su che cosa interverrete subito? «Dal 2009 parte un programma nazionale di investimento a favore de musei e delle aree archeologiche, compresa naturalmente Pompei. E giunto il momento di spendere per cose serie e non di disperdere i soldi pubblici in manifestazioni effimere». Tra commissario e sovrintendente spesso ci sono scintille. Non pensa che sia più utile semplificare la gestione degli Scavi? «La nomina del commissario risponde a una emergenza che era sotto gli occhi di tutti e che era denunciata degli organi di stampa italiani e stranieri. Questo regime è perciò provvisorio. Il regime commissariale, peraltro, non ha mai intaccato le competenze della soprintendenza. Per il futuro, lo ripeto, occorrerà studiare forme di gestione automa dell'area archeologica di Pompei, come è stato fatto ad esempio per Aquileia». In che modo e in che misura potrebbero intervenire i privati? «I privati possono intervenire in diversi modi: o indirettamente attraverso sponsorizzazioni, oppure direttamente, partecipando attivamente alla gestione dei beni culturali. Quest'ultima è la forma che prediligo». Qualche mese fa l'ex ministro Antonio Paolucci, attuale direttore dei Musei Vaticani, disse che il problema di Pompei è la sua collocazione geografica. E aggiunse una battuta: per salvare Pompei bisogna portarla a Varese. Lei che cosa ne pensa? «Io credo, al contrario, che l'attuale condizione di degrado di alcune realtà del nostro Mezzogiorno non sono un dato immodificabile a cui bisogna arrendersi. Come ha dimostrato la vicenda della spazzatura, Napoli e la Campania hanno la capacità, se sostenute, di risolvere problemi elementari di ogni società moderna. Anche nel settore della cultura ritengo che Pompei possa diventare un modello per l'Italia di gestione e di valorizzazione economica e turistica del nostro patrimonio artistico». Ci sono altre realtà campane che il suo ministero tiene d'occhio in modo particolare? «Certamente. Ercolano, ad esempio, è un'altra area archeologica importante dove un grande imprenditore e mecenate americano ha voluto testimoniare il suo amore per la cultura italiana. E poi la mia attenzione è rivolta anche alla prossima risistemazione del museo archeologico di Napoli, che è il più importante del mondo. Sta a noi non deludere chi crede in noi e ama il nostro Paese».