L'ASSOCIAZIONE PER LA TUTELA DEI SITI VESUVIANI L'antica dimora del principe d'Elboeuf in vendita a soli 9mila euro a metroquadro. Trentacinque alloggi vista mare tra il bosco della reggia di Portici e il porto del Granatello, fermata delle Ferrovie, del metro del mare e scusate se è poco. Quanto tempo abbiamo a disposizione per mettere in campo le migliori energie e fermare tutto questo, per interpellare le autorità competenti, per invitare il ministro per i Beni e le Attività Culturali o la delegazione della VII Commissione cultura della camera dei Deputati a visitare le ville vesuviane e spiegare loro che le 121 dimore del Settecento presenti su questo piccolissimo territorio racchiuso tra il Vesuvio e il mare fanno parte di un unicum che non va stravolto? Quanto tempo abbiamo perché si comprenda che oggi il territorio vesuviano sta puntando sul turismo come risorsa produttiva ed economica e che anche questa villa, come le più note Campolieto, Ruggiero, Aprile solo per citarne alcune, deve divenire bene a uso della collettività? L'impegno ventennale profuso per la divulgazione della conoscenza del territorio e delle ville vesuviane mi spinge a intervenire in merito all'argomento. Villa d'Elboeuf, elemento inconfondibile del paesaggio costiero vesuviano, rappresentata in una gran quantità di dipinti del Settecento e dell'Ottocento, vanta nobili origini e ancor più nobili discendenze. Il principe d'Elboeuf volle seguire personalmente gli scavi che portarono alla luce preziosi reperti, una statua raffigurante Ercole, colonne di alabastro fiorito, un pavimento di giallo antico con cui l'ingegnere Giuseppe Stendardo realizzò alcuni tavolini e altre statue di marmo che inviò a Vienna come personale dono ad Eugenio di Savoia. Nel 1742 la villa fu venduta dal duca di Cannalonga al Sovrano e divenne la dipendenza a mare della reggia di Portici che si estendeva senza soluzione di continuità dalle pendici del vulcano al porto del Granatello, dove Ferdinando IV aveva realizzato le regie peschiere, destinate al suo privato divertimento, che vengono descritte come tanti «ripartimenti tutti chiusi con cancelli di ferro, e reti anco di sottil ferro formate, che lasciano libera l'entrata alle acque marine, senza che possano uscirne i pesci ivi rinchiusi, e se ne veggono di sorprendente specie, e di varj colori, e forma, cosa assai vaga a riguardarsi». Nel 1839 la costruzione della ferrovia Napoli-Portici, tangente al fronte posteriore, privò la villa del giardino di delizia, coltivato anticamente ad agrumi, e l'accesso alla dimora fu realizzato sulla piazza con la servitù del passaggio a livello. Ipotesi progettuale. Il progetto propone la sistemazione dell'area dell'antico giardino di delizie con la realizzazione di una piazza con annesse attrezzature di tipo ricettivo e due piani di parcheggio interrati. Dalla via Gianturco si accede alla piazza collegata alla villa comunale attraverso un passaggio aereo sulla strada che si ispira ad un collegamento esistente fino agli anni cinquanta del novecento. Un'altra struttura aerea collega la piazza con il primo piano nobile della villa. Da non sottovalutare la funzione turistica del recupero della villa e dell'area antistante, dal Granatello di Portici, cuore del patrimonio storico, artistico, culturale dell'area orientale di Napoli in relazione sia alle attività culturali e di spettacolo, sia per i collegamenti via mare con la città di Napoli, l'area flegrea, le isole. Presidente dell'Associazione Amici delle Ville e dei Siti Vesuviani