Al secondo piano del Castello aragonese di Baia sono esposti i reperti recuperati nel ninfeo di Punta Epitaffio, trovato quasi trent'anni fa, con le statue posizionate come nel I secolo dopo Cristo. Nella parte bassa del torrione, è stato riallestito l'intero «Sacello degli Augustali» di Miseno, con il corredo statuario e la ricostruzione del frontone. E quando apriranno (i tempi sono dettati dalle certificazioni di agibilità, ma si spera entro la primavera del 2009) quelle cinquanta nuove sale, che già sono state allestite, il museo archeologico di Baia sarà «il Museo» per eccellenza. Il museo di un territorio, quello dei Campi Flegrei, che non ha simili per quantità e qualità di materiali mostrati. Il contenitore è stato visitato ieri in anteprima (così come lo era stato dagli archeologi intervenuti al convegno sulla Magna Graecia), da rappresentanti della stampa internazionale specializzata, invitati dal soprintendente di Napoli e Pompei Pier Giovanni Guzzo. Lo stesso gruppo si è poi diretto a Ercolano, per la visita agli scavi e alla Villa dei Papiri accompagnati da Maria Paola Guidobaldi. Nel pomeriggio, guidati da Maria Rosaria Borriello, sosta napoletana al Museo Archeologico con visita dei depositi con le opere che saranno in mostra dal 16 ottobre e delle sale attualmente chiuse che apriranno nella primavera del 2009. A Baia è stato possibile vedere, assieme a Paola Miniero, archeologa responsabile dell'area di Baia per la Soprintendenza Napoli-Pompei e curatrice con Fausto Zevi dell'impianto museale, i venti ambienti dove hanno trovato posto i reperti maggiormente significativi provenienti dall'area di Cuma. In altrettante sale sono mostrati i pezzi pregiati trovati a Pozzuoli. Uno spazio del tutto particolare, sulla terrazza del Castello, è occupato dalla ricostruzione del Rione Terra, riprodotto con estrema fedeltà e dal quale viene prepotentemente fuori un interessante spaccato della Roma di Augusto. E poi c'è il territorio di Liternum, con i reperti trovati nelle due ville di età romana che si stanno lentamente riportando alla luce. Ma l'elemento più straordinario del Museo è dato dalla villa, della quale a ragione si pensa sia appartenuta a Giulio Cesare, trovata nel castello nell'area detta del «Padiglione del cavaliere». Costruita su tre livelli tra l'80 e il 60 avanti Cristo, la villa era circondata su quattro lati da una terrazza, secondo uno schema simile all'impianto tardo repubblicano della Villa dei Misteri. Anzi, la domus di Cesare presenta affreschi e pitture di II stile che per qualità e bellezza sono vicinissime a quelle rinvenute nella famosa villa pompeiana, oltre che nelle altre «di Poppea», a Oplontis, e «di Fannio Sinistore» a Boscoreale. Proponendo l'ipotesi di una bottega d'altissimo livello artistico operante un poco in tutta la «Campania felix» e in particolare per prestigiosi committenti romani. D'altra parte, Baia era ben nota come «piccola Roma», per la gran quantità di personaggi famosi della Capitale che avevano fatto edificare ville e dimore sfarzose. E di Roma aveva anche i difetti, se Marziale sottolineava che «A Baia una donna arriva come una Penelope e ne riparte come un'Elena». Eppure, chi contava o voleva mostrare tutta la sua potenza politica ed economica non poteva fare a meno di avere proprietà e risiedere, almeno per qualche tempo, nella cittadina campana. E farsi approntare copie in bronzo e marmo delle statue scolpite in Grecia, mezzo millennio prima, da Fidia, dai suoi allievi, da Policleto. Le matrici originali di quei pezzi, i cosiddetti «gessi di Baia» sono stati difatti trovate in una officina cittadina. Gli studiosi hanno fatto di più: hanno assemblato i pochi resti rinvenuti con gli altri, sempre copie originali, trovati in località distanti centinaia di chilometri. Quei marmi, così ricostruiti, saranno proposti proprio sui pavimenti mosaicati del Padiglione del Cavaliere. L'idea di un museo comprensoriale, senz'altro vincente, va però accompagnata, sottolineano gli addetti ai lavori, dall'intervento politico che dovrà provvedere ai collegamenti e all'offerta turistica, se non si vuole che il contenitore della storia e della cultura dell'area flegrea rimanga solo una cattedrale nel deserto.