L'Italia possiede il 72 per cento delle opere d'arte d'Europa e il 50 per cento delle opere d'arte del mondo. In Italia ci sono inoltre 100 mila chiese-monumento, 40 mila case storiche, 2 mila siti archeologici, mille teatri. L'Italia ha almeno tre grandi città d'arte (Roma, Firenze, Venezia): nessun altro Paese ne ha altrettante. L'Italia è definito il Belpaese perché nessun altro Paese è altrettanto bello. Mare e spiagge (nessun altro Paese è circondato su due lati dal mare per oltre mille chilometri). Centri storici. Incantevole collina. Montagna con paesini come presepi. In Italia ha sede il Vaticano, il centro del cattolicesimo. L'Italia ha 106 aeroporti: un numero ingiustificato, ma perlomeno non è un problema raggiungerla. L'Italia ha per unanime leccata di baffi la più buona cucina del mondo. Gli italiani sono divertenti, simpatici, accoglienti. Anche casinisti. L'Italia ha un clima che tutti le invidiano. L'Italia è da sempre il sogno universale. E in Italia non ci si può mai annoiare: succede sempre qualcosa. Ma l'Italia è anche l'Italia, cioè capace di tutto. Per esempio precipitare dal primo al quinto posto nella classifica del turismo mondiale. E proprio mentre il turismo, che è una fra le grandi rivoluzioni del nostro tempo, continua a crescere nel mondo del 6-7 per cento l'anno. E con la previsione che dal 2010 al 2020 i turisti saliranno da un miliardo a un miliardo e mezzo. Quest'anno la nostra estate nera: meno presenze, meno fatturato, meno quota di mercato. La sottosegretaria Brambilla che se ne occupa, e che prima magari era una donna felice, è disperata: se non facciamo qualcosa abbiamo il destino segnato. Siccome il turismo è sogno, ogni anno spunta un nuovo presunto Paese di sogno ad offrire presunti soggiorni di sogno, in genere esotici: ma il sogno è così, mica si può andare a dire alla gente, il tuo sogno fa schifo. Vai in questi Paesi esotici, e dopo essertene fatti due ti sembra di stare sempre nello stesso posto, una stucchevole fotocopia di sabbie bianche, noci di cocco e tucul. Però il sogno è sogno. Ma se noi abbiamo il 72 per cento delle opere d'arte d'Europa, per quale motivo il museo più visitato d'Europa è il Louvre di Parigi, il secondo è il British Museum di Londra e solo il terzo gli Uffizi di Firenze? E Venezia e i musei vaticani ancora più giù? E quando un'altra recente classifica dice che la città europea in cui tutti vorrebbero vivere è proprio Firenze? In testa alla classifica dei Paesi più turistici del mondo ci sono gli Stati Uniti: ti fai New York, San Francisco, Los Angeles, ti allarghi forse a Chicago, punti sul Gran Canyon e i parchi, passi a farti spennare a Las Vegas, vai a prendere il sole (che brucia, non abbronza) a Miami ed è finita. Ma l'America ha il mito, che il suo cinema ripropone di continuo: ne sappiamo più dell'Ohio o dell'Idaho che della Puglia. E non per niente il cinema è la seconda voce dell'export statunitense dopo l'industria aerospaziale. Poi la Francia, cioè Parigi: dopo di che un po' di Costa Azzurra (bella), la Normandia, la Bretagna, qualche castello della Loira (una palla immane) e rien ne va plus. Terza la Spagna, e di questi tempi tutto ciò che toccano gli spagnoli è oro: le loro città, il loro mare (ma solo uno straccetto di costa mediterranea), le plaza de toros (basta, tifiamo tutti per i tori), il flamenco. Ma anche le Baleari e soprattutto Ibiza e Formentera, sballo per i giovani e gli ubriaconi di tutt'Europa: fateli divertire senza pietà. Quarta, udite udite, la Cina: Pechino, Shangai, l'esercito di terracotta di Xian, ovviamente Hong Kong che è Cina per modo di dire. Quinta, era ora, l'Italia. A occhio e croce, nessuno dei Paesi che ci precedono vale più di un terzo di noi, ma questa è una vergogna più che una consolazione. Il turismo è in gran parte comunicazione: ti vendono una promessa, per quanto di fascino, ma una foto ben fatta è capace di far passare per piscina una bagnarola. L'Italia vive ancora sull'onda lunga del Rinascimento. Né può sperare a vita sulle gondolète di Venezia, su Roma non fa' la stupida stasera e sui mandorlini (più monnezza). Ora abbiamo la moda, che è la prosecuzione moderna del Rinascimento: Armani sei tutti noi. Abbiamo la Ferrari. E mettiamoci pure quello scapestrato di Valentino Rossi. Lasciamo perdere Carla Bruni, che ci fa più danni. Punto. Ma il turismo è ormai un'industria, non basta l'emozione. E allora: abbiamo prezzi più alti degli altri. Addetti poco professionali, incredibile per un Paese che non ha cominciato a far turismo da oggi. Ventuno regioni ciascuna delle quali fa promozione per proprio conto, è dura far capire che un turista che va a Pompei ed Ercolano, quindi fa turismo colto, magari vorrebbe essere portato anche ai Sassi di Matera e a Castel del Monte. Mancanza di grandi operatori in grado di spostare grosse masse da noi: non si può andare avanti con l'affittacamere della signora Loredana. Risultato: il mezzo disastro di quest'estate e il pianto incolpevole della sottosegretaria Michela Vittoria la Rossa (di capelli). A proposito: un settore così importante non sarebbe stato degno di un ministero, o forse meno ministeri ci sono meglio è?