Alla lista potranno accedere soltanto i Comuni conformi ai requisiti richiesti Cinque capitoli per una proposta di legge che mira ad attivare norme per la salvaguardia e la valorizzazione delle città d'arte. Una proposta predisposta dall'Associazione Cidac, che riunisce il maggior numero delle città d'arte italiane. Ieri pomeriggio al teatro Donnafugata di Ragusa Ibla, alla presenza dei rappresentanti delle Soprintendenze siciliane, il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, nella veste di vicepresidente del Cidac, ha promosso un incontro di lavoro per presentare nei dettagli la proposta che sarà portata al vaglio del Parlamento nazionale anche grazie al coinvolgimento dei parlamentari ed in particolare i componenti della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati e della VII Commissione Istruzione pubblica e Beni Culturali del Senato della Repubblica. La riunione è servita ad acquisire valutazioni e contributi da parte degli intervenuti che saranno portati all'esame del consiglio direttivo del Cidac che si riunirà a metà ottobre a Lucca. La proposta di legge sulle città d'arte, il due novembre, sarà consegnata ufficialmente al ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi. La normativa, se verrà approvata, intende salvaguardare e valorizzare le città rappresentative della storia delle civiltà sedimentatesi al loro interno, che contengono "testimonianze materiali di notevole importanza storica, artistica, archeologica, etnoantropologica e che hanno espresso e continuano a esprimere valori fondamentali per l'identità sociale e culturale locale e nazionale. I Comuni corrispondenti alle città e ai centri storici inseriti nella lista del patrimonio mondiale protetto dall'Unesco sono considerati, ai fini della legge, città d'arte e vengono automaticamente iscritti nella lista delle città d'arte". Una lista a cui si potrà accedere soltanto attraverso specifici requisiti, ovvero dimostrando la preservazione dei beni culturali, della struttura urbanistica, delle caratteristiche architettoniche e dell'aspetto visivo urbano originario, ma anche mantenendo la coerenza tra questi obiettivi e le politiche di sviluppo sociale ed economico. Inoltre la proposta chiede agli amministratori delle città d'arte di predisporre adeguate misure a tutela del decoro delle aree di valore monumentale storico, artistico e archeologico. Tra le ipotesi messe in campo, e presentate ieri all'incontro, c'è la possibilità di istituire un fondo per le città d'arte. Lo prevede il capitolo III che si occupa delle misure di valorizzazione. "E' istituito il fondo per le città d'arte -recita il capitolo - presso la Presidente dei Consiglio dei Ministri. Le risorse del fondo vengono ripartire tra le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano all'interno delle quali sono presenti uno o più Comuni iscritti nella lista delle città d'arte con decreto del Consiglio dei Ministri. I criteri di ripartizione si basano sul numero e sulla rilevanza delle singole città d'arte presenti in ogni Regione o Provincia autonoma, nonché sull'importanza, la qualità e l'urgenza degli interventi necessari per il perseguimento delle varie finalità". Un altro dei passaggi importanti è quello relativo al credito d'imposta per le erogazioni liberali destinate a interventi di salvaguardia e valorizzazione delle città d'arte. In pratica alle erogazioni liberali effettuate da qualsiasi soggetto per interventi di salvaguardia e valorizzazione inerenti i beni culturali delle città d'arte, si applica un credito d'imposta pari al quindici per cento dell'ammontare dell'erogazione stessa, da utilizzare nell'ambito della dichiarazione dei redditi dell'anno successivo a quello in cui si effettua l'erogazione.