Stavano pulendo la tela sistemata sopra uno degli altari nella sagrestia del convento francescano di Santa Maria degli Angeli, a Nocera Superiore, sulla quale era raffigurata la «Madonna del Carmine con San Ludovico da Tolosa e San Nicola di Bari», quando al di sotto dello strato di pittura del «San Ludovico» sono comparsi altri colori, non attribuibili alla prima figura. E stato così che, ampliata l'area, si è scoperto che l'immagine originaria era quella di Sant'Antonio da Padova, sullo sfondo di Castel Sant'Elmo e Maschio Angioino. La mano del pittore, sovradipingendo mitria e paramenti vescovili, aveva trasformato Antonio in Ludovico, nel tentativo di rafforzare la tradizione che vuole quest'ultimo nato appunto nella città di Nocera Inferiore. Storia di un restauro. E storie di un edificio religioso, Santa Maria degli Angeli, edificato tra le due Nocera: Inferiore e Superiore, che, dopo cinque anni di interventi di recupero e consolidamento e una spesa pari a quasi mezzo milione di euro, torna da oggi a essere nuovamente visitabile. Il restauro, seguito da Antonio Braca, storico dell'arte della Soprintendenza guidata da Salvatore Abita, ha interessato tutto il complesso. Dal portale d'ingresso, in pietra lavica, sul quale spiccano a rilievo i santi francescani, al grande portone di legno, alla tela posta alle spalle dell'altare maggiore con la «Gloria di san Gioacchino e san Diego», a due tavole dipinte: la «Pentecoste» e la «Sacra famiglia terrestre nella falegnameria di Giuseppe». «La tela capo altare - sottolinea Braca - ha una notevole importanza sia perché proviene dalla chiesa dell'Ospedaletto a Napoli sia perché attribuibile a Ippolito Borghese, un artista umbro attivo a Napoli nel XVII secolo». Particolarmente interessante è stato il recupero del ciclo di affreschi che impreziosisce il chiostro. Le pitture, in alcuni casi irrimediabilmente perdute nel periodo post-terremoto, sono opera di Filippo Pennino, artista attivo tra il Salernitano e l'Irpinia nella prima metà del Settecento. Una particolarità dell'intonaco su cui i colori vennero stesi è data dall'uso di lapillo vesuviano, finemente triturato e impastato con la calce. Pennino lavorò sotto la guida di padre Gioacchino da Nocera che gli suggeriva soggetti e personaggi, per più di due anni, tra il 1712 e il 1715. «L'artista - spiega Braca - affronta la nuova impresa della decorazione del chiostro con un bagaglio consolidato di esperienza nel padroneggiare vaste aree, adeguandosi alla richiesta dei frati committenti». E così vengono rappresentati in 18 quadri altrettanti episodi in cui sono inseriti i santi «Ludovico da Tolosa», «Elisabetta del Portogallo», «Giovanni di Capistrano», poi «Il transito di santa Chiara», «L'indulgenza plenaria per la Porziuncola» e «Santa Elisabetta d'Ungheria», tra gli altri. Tutti soggetti - come suggerisce padre Remigio Stanzione - contenenti immagini della Vergine con il Bambino. Ragion per cui ne deriva che quel chiostro così affrescato è una galleria figurativa in cui viene proposta l'esaltazione dell'Ordine Francescano Minoritico rapportato alla Madonna. Per la presentazione dei restauri è stato anche approntato un saggio (Paparo Edizioni) in cui vengono illustrati da Antonio Braca i numerosi interventi e tracciata la storia del convento (Giacinto D'Angelo e Remigio Stanzione), della sua biblioteca di 50mila volumi (Corinna Fumo) e dei ritratti di alti ecclesiastici francescani studiati da Laura Perna. Sopra, uno dei quadri restaurati nella chiesa di S. Maria degli Angeli di Nocera