Anteprima: esce da Electa il catalogo in due volumi del Museo archeologico dei Campi Flegrei di prossima apertura La storia di un territorio a torto considerato "fratello minore" di Pompei ed Ercolano Statue e reperti, nei libri curati da Fausto Zevi, raccontano una quotidianità fatta anche di lusso È come SantElmo, una fortezza adattata a museo. Ospiterà i reperti di una vera e propria damnatio memoriae, quella del territorio flegreo: valore e quantità archeologica prossimi a quelli di Roma, attenzione del mondo circostante pari a zero. Lapertura del Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia è levento culturale più atteso della prossima stagione. Risolto un problema al sistema elettrico, si arriverà presto al taglio del nastro. Si compirà così un lungo ciclo di lavori finanziati nel 1996-2000 con fondi del ministero Beni culturali e fondi di sviluppo regionale della Comunità Europea, e proseguiti nel 2004 con Gioco del Lotto e Por 2000-2006 nellambito del Pit dei Campi Flegrei. Un museo vero, non si scherza. Quarantadue sale per cinque sezioni (Cuma, Puteoli, Rione Terra, Liternum, Baia nel Padiglione Cavaliere da cui si arriva alla Torre dove si incontrano in un suggestivo allestimento i resti del Ninfeo di Punta Epitaffio e del Sacello degli Augustali di Miseno), lex infermeria del castello quando era orfanotrofio militare (fine anni Venti) trasformata in caffetteria-ristorante: larchitetto-soprintendente Enrico Guglielmo autore dal 1980 del restauro con larchitetto Michele Barone Lumaga, ha evidenziato il carattere di "museo di se stesso" della struttura che ospiterà i reperti di tutti gli scavi flegrei. Il museo non è ancora aperto, ma grazie a Electa, che ne ha stampato il catalogo in due volumi, schedando reperto dopo reperto, sembra che il castello aragonese di Baia ci si schiuda davanti agli occhi. Nel primo volume Stefano De Caro rievoca lidea che i viaggiatori stranieri ebbero dei Campi Flegrei, con i precoci rinvenimenti di metà del Settecento, poi recepiti come fratelli minori dei siti vesuviani e definitivamente "demoliti" nellimmaginario, complice la costruzione della Direttissima Roma-Napoli che distrusse decine di tombe della via Campana e arrivò a tagliare in due lAnfiteatro minore di Pozzuoli, il più antico. Non che i Campi Flegrei non stessero a cuore ad archeologi di ieri e di oggi: di ieri, Paolo Orsi, Vittorio Spinazzola, Amedeo Maiuri, de Franciscis; di oggi: Fausto Zevi, Giuliana Tocco, Costanza Gialanella, la non dimenticata Stefania Adamo Muscettola e gli studiosi dellOrientale Bruno DAgostino, Emanuele Greco, naturalmente De Caro e Paola Miniero, il soprintendente in carica ora per Pompei e Napoli. Pur conservando la struttura di inventario, i due volumi coordinati da Zevi possono essere letti come libri di storia. Una storia, purtroppo, ancora sconosciuta a molti, e che non è soltanto fatti e date ma anche la soglia del sogno. Non per caso i Campi Flegrei furono per i romani il serbatoio del mito. Sfogliando i corposi cataloghi Electa si negherà anche il rischio del pregiudizio del profano: le centinaia di reperti recuperati dai depositi del Museo Archeologico di Napoli, che li ha temporaneamente ospitati, forniscono unidea quanto mai unitaria del territorio che raccontano. Ma la loro vastità non si limita a disegnare la quotidianità flegrea. Include pezzi rari, interessanti e suggestivi anche per larte: come il misterioso vaso a ciambella che sorprenderà i designer contemporanei, la ritrattistica statuaria, la formidabile figura in marmo di Anubis, lo straordinario bambino accovacciato da Punta Pennata a Bacoli, la testa di toro e la magnifica Persefone provenienti da Rione Terra. Inventario, da "invenio": scoperta, ritrovamento; lesatto contrario della noia da elenco.