"I magazzini dei nostri musei sono pieni di oggetti antichi, di opere darte di cui addirittura spesso si perde la memoria" Mettere a reddito i Beni archeologici di Roma: per fare cassa e avere soldi freschi da spendere per la manutenzione, ma anche per evitare che le antichità ammuffiscano e vadano in rovina abbandonate nei magazzini dei musei. Non è una provocazione, ma un progetto molto concreto al quale sta lavorando il nuovo sovrintendente di Roma, Umberto Broccoli, daccordo con lassessore alla cultura Umberto Croppi. «Mettiamo subito in chiaro una cosa», spiega il sovrintendente, «non vendiamo i gioielli di famiglia. E non facciamo nessuna forzatura: la legislazione attuale in materia di Beni Culturali prevede già la possibilità di "affittare" e di dare in locazione i nostri beni. Noi non dobbiamo diventare le vestali delle nostre antichità. Non dobbiamo avere una mentalità da custodi». Ma quali sono le antichità che potrebbero essere affittate? «Abbiamo i magazzini dei nostri musei pieni di oggetti antichi, di opere darte, ma anche solo di reperti, dei quali addirittura spesso si perde la memoria. È come se ne facessimo lennesimo funerale, lasciandoli nelle condizioni di degrado in cui si trovano. In questa situazione non riterrei per niente blasfemo se qualcuno chiedesse di avere per un po di tempo quelloggetto, quellantichità a disposizione». Ci vorrebbero però delle garanzie.. «Certo, garanzie, tutte le assicurazioni del caso e anche, se è possibile, restauri a carico di chi lha preso in affitto. Anche questa è tutela». Ma verrebbero dati solo a istituzioni culturali? «No, non solo, anche a privati. Gli scambi di opere darte tra istituti pubblici ci sono già, sono ben avviati e devono continuare. Ma anche i privati possono essere interessati ad avere unopera darte. Cè stato poco tempo fa il caso dellemiro di Abu Dhabi che ha chiesto al Louvre una consulenza per fare un "petit Louvre" nel suo paese, con opere darte prestate dal museo francese. Quello che ho in mente è un modello di questo tipo». Quindi questi pezzi potrebbero andare anche fuori dal territorio italiano? «Certo, al limite chiedendo un supervalore per qualche bene particolarmente importante. Ma ricordiamoci che nei nostri magazzini insieme a opere di grande valore spesso abbiamo cose normali, come le antiche lucerne. Sono lampadine, in fondo. Trattiamole come lampadine, senza inutile sacralità. Oppure le anfore: siamo pieni di anfore. Si potrebbe pensare, sempre per fare un esempio, che al Cairo vogliano fare un museo sui traffici marittimi nel Mediterraneo antico, e che vogliano avere delle anfore per illustrarli: erano come i nostri container, sono container. Non vedo lo spunto polemico in questo». E i soldi degli affitti come verrebbero usati? «È lamministrazione che ci guadagna, finirebbero nel bilancio del Comune. E ci si potrebbe pagare la manutenzione ordinaria, che è così importante per salvaguardare lesistente e per non far andare in rovina le nostre antichità. Senza contare che i pezzi dati in locazione verrebbero proprio in questo modo salvaguardati dal deperimento, la sorte che avrebbero se rimanessero nei fondi dei magazzini».
ROMA - "In affitto i beni archeologici di Roma". Un progetto del sovrintendente Broccoli: ricavare reddito dai reperti
Il sovrintendente di Roma, Umberto Broccoli, sta lavorando con l'assessore alla cultura Umberto Croppi per un progetto che potrebbe mettere a reddito i beni archeologici di Roma. Il progetto prevede l'affitto o la locazione di alcuni oggetti antichi e opere d'arte, con la garanzia di restauri a carico del locatore. Il sovrintendente sostiene che questo modello non è blasfemo e che potrebbe essere applicato anche a istituzioni culturali e privati. Il progetto potrebbe anche permettere di utilizzare i soldi degli affitti per pagare la manutenzione ordinaria dei beni culturali.
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