Ammettiamo (per assurdo) che un costruttore proponga di inserire un palazzo condominiale nella collina del Partenone. Sarebbe certa un'immediata e sdegnata opposizione del Soprintendente ai Beni Archeologici di Atene, di studiosi e cittadini del mondo intero. Supponiamo che a Cagliari alcuni imprenditori, chiedano di costruire 300.000 metri cubi (vero) a ridosso dell'area archeologica di Tuvixeddu, uno dei siti di maggiore interesse della civiltà punica e romana. Supponiamo che in cambio promettano di fare un parco archeologico circondato e "protetto" dai nuovi palazzi (vero). Supponiamo che non abbiano difficoltà a convincere il Comune, la Provincia e la Regione della bontà del progetto (vero). Supponiamo che si proponga di trasformare la parte non interessata all'edificazione in un grande giardino, con immense fioriere, che tagliano in due il sistema paesaggistico (vero); supponiamo anche che, all'interno dell'area, si realizzino una serie di strade carrabili (vero). Supponiamo che il tutto trovi l'approvazione entusiasta del Soprintendente archeologico (vero). Supponiamo che centinaia di studiosi delle Università di Cagliari e Sassari, le associazioni ambientaliste e culturali protestino e ricordino studi e proposte di tutela da decenni (vero). Supponiamo che la Regione si renda conto che il tutto rappresenti una gravissima ferita al complesso archeologico nel suo insieme e decida di denunciare l'accordo, anche perché gran parte dei soldi per il cosiddetto parco archeologico sono suoi e decida di bloccare il tutto (vero). A questo punto entrano in campo gli interessi pur legittimi dei costruttori. Avvocati, architetti, ingegneri, botanici, costituzionalisti, politici danno battaglia per difendere le ragioni dei costruttori o comunque per contrastare l'operato della Regione. Tutto questo è realmente avvenuto a Cagliari. Nella Commissione regionale del paesaggio sono stato chiamato, assieme ad altre otto persone, per esprimere il mio parere, cioè per dire se l'area potesse avere un interesse pubblico ai sensi della legge 42 del 2004. La documentazione sul sito è notevolissima dal punto di vista ambientale, geologico, naturalistico, archeologico e paesaggistico, ed è stata analizzata secondo le specifiche competenze, le sensibilità, la deontologia e il rigore propri di ognuno, non ignorando i problemi di carattere giuridico, che evidentemente non era compito della Commissione dirimere. Che il sito abbia le caratteristiche richieste dalla norma per essere considerato di interesse pubblico, la Commissione non ha avuto dubbi di sorta, ad eccezione del dottor Santoni, che ha sistematicamente minimizzato le nuove scoperte, in ciò in netta contrapposizione anche con il Soprintendente regionale ai Beni ambientali e culturali, ai responsabili delle altre Soprintendenze e dell'Ufficio tutela del paesaggio. Evidentemente non riteneva di dover riconsiderare, alla luce delle nuove norme intervenute sul paesaggio, il nullaosta favorevole al progetto da lui stesso accordato. Mi risultò anche incomprensibile che, a suo tempo, non sia stata avviata la procedura di valutazione di impatto ambientale per un progetto e in un luogo così importanti. E' indubbio che la procedura di valutazione di impatto ambientale, coinvolgendo tutti i soggetti portatori di interessi, non solo di tipo edilizio, avrebbe potuto meglio definire le conseguenze dell'intervento di fronte a tutta l'opinione pubblica, prima della stipula di accordi di programma e di rilascio di concessioni e nullaosta vari. Ma l'esperienza più drammatica, per me, è stata senza dubbio il sopralluogo al sito di Tuvixeddu, letteralmente sconvolto dalle ruspe, dalle strade sterrate, dalla sopra-elevazione della collina con l'apporto di materiale estraneo, dalle reti tecnologiche che attraversavano le tombe e dalle enormi e incredibili muraglie. Ci siamo chiesti come mai la Soprintendenza ai Beni archeologici di Cagliari non avesse valutato l'impatto di questi nuovi imponenti inserimenti e, di conseguenza, vigilato per evitarli. E soprattutto come mai il Soprintendente non avesse messo a disposizione della Commissione, come doveroso, tutti i dati in possesso dell'Istituzione in virtù della quale è stato chiamato a far parte. In tutta la vicenda, peraltro, i giudici del Tar, entrando nel merito, hanno preso in considerazione quasi esclusivamente l'aspetto archeologico, trascurando il contesto paesaggistico e le motivazioni profonde per cui quel particolare insediamento, 2.500 anni fa, sia stato scelto, e perché durante tale lungo periodo sia stato religiosamente rispettato sino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Come è noto, il valore paesaggistico non può essere visto in una sola dimensione, in quanto è costituito da una pluralità di elementi che i giudici del Tar hanno ritenuto inesistenti o comunque ininfluenti. Ma cosa sarebbe la collina e il castello di Las Plassas senza la sua piana, il Nuraghe di Santu Antine senza la sua fertile vallata, il tacco di Perda Liana senza il suo intorno, Su Gologone senza le falesie, il villaggio di Tiscali senza la sua aspra dolina di crollo? Solo per citare qualche esempio. Inoltre, il tanto citato studio dell'architetto Clement presentato nel giugno 2007 durante una mostra a Cagliari, in realtà non è stato mai sottoposto alla Commissione che, su decisione del suo Presidente, ha sospeso del tutto i propri lavori, in data in data del 2 marzo 2007. In proposito sarebbe interessante verificare quanto tale studio sia in coerenza con le disposizioni di tutela previste dalla Commissione. Sarà interessante, anche, vedere come la nuova Commissione del paesaggio potrebbe dichiarare l'area non degna di interesse pubblico. Infine, se la forma (la nomina dei commissari esterni) ha avuto la preminenza sulla sostanza (la tutela di un patrimonio dell'umanità), se dovesse costituire un precedente consolidato, in Sardegna tutti i beni archeologici e ambientali sarebbero potenzialmente a rischio. Questo è un problema reale che interessa tutti i sardi, o almeno quelli che considerano la salvaguardia del patrimonio archeologico, ambientale e paesaggistico come un dovere a cui non possono sottrarsi, soprattutto quando si ricoprono ruoli istituzionali a questo deputati. Ha fatto parte della Commissione regionale che ha proposto la dichiarazione di interesse pubblico per Tuvixeddu.
SARDEGNA - Per Tuvixeddu una battaglia di civiltà che dovrebbe riguardare tutti i sardi
Il testo descrive un progetto di costruzione di un palazzo condominiale nella collina del Partenone a Atene, che sarebbe stato immediatamente opposto dal Soprintendente ai Beni Archeologici e da studiosi e cittadini del mondo intero. Un simile progetto è stato proposto a Cagliari per la costruzione di 300.000 metri cubi a ridosso dell'area archeologica di Tuvixeddu, con la promessa di creare un parco archeologico circondato. La Commissione regionale del paesaggio ha esaminato il progetto e ha espresso il parere che l'area non abbia interesse pubblico.
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