Opporsi con ogni mezzo a norme incostituzionali. È l'appello di Giovanna Melandri «Secondo me i soprintendenti italiani, di fronte a norme che li mortificano, hanno una strada sola, dissentire, dissentire, dissentire". Giovanna Melandri, ministro dei Beni culturali con il centro-sinistra, è stata critica fin dall'inizio con le scelte di Urbani. Che cosa la colpisce di più in questo nuovo Codice? «Gli aspetti di incostituzionalità. La delega che era stata data riguardava la sistematizzazione delle leggi stratificate negli anni in materia di tutela ambientale. Qui invece sono stati introdotti cambiamenti pesanti e addirittura inversioni di rotta rispetto alla legislazione precedente». A cosa si riferisce in particolare? «Lo smantellamento delle tutele, a cui è dedicato l'articolo 9 della Costituzione, è il filo conduttore. Si produce uno strappo nella civiltà giuridica del nostro paese, che finora aveva fatto prevalere il principio della priorità della tutela, e si privilegia al contrario una visione economicistica del patrimonio culturale». Insomma, secondo lei tutto andava lasciato così com'era? «Ma no, indubbiamente la legge Galasso, ottima nel suo insieme, aveva un grave difetto, che l'annullamento dei progetti si potesse fare solo a valle, dopo che erano stati decisi. Ma c'era una strada non devastante per rimediare. Si poteva spostare la decisione a monte, senza togliere ai soprintendenti il potere di veto. Una delle mie ultime iniziative da ministro era stato proprio un atto in questo senso, concordato con le regioni». Qualcuno ha sostenuto che era stato il centro-sinistra ad aprire la strada alla commercializzazione dei beni culturali. «Non è vero. Con il mio regolamento del 2000, che oggi tutte le associazioni ambientaliste chiedono di reintrodurre, si partiva dal principio che i beni culturali sono inalienabili e si regolavano le eccezioni, consentendo di decidere caso per caso. Qui invece c'è la mannaia del silenzio-assenso, che di fatto sottrae alle soprintendenze le funzioni di tutela. "Mi batterò contro, non lo farò passare", aveva detto Urbani. Abbiamo visto quanto valgono le sue promesse».