Nikos Salingaros è il teorico dellurbanistica «antimodernista» su cui una parte della destra italiana prova oggi a elaborare una nuova idea dellarchitettura e del costruire in Italia, temi su cui nel recente passato la cultura di destra è parsa piuttosto distratta. Progetto culturale in corso di formazione che risponde al predominio delle archistar attaccando il Modernismo e il Decostruttivismo, fonda un rapporto del tutto nuovo per quella parte politica fra ambiente e territorio, recupera lidentità e le tradizioni italiane dagli anni Venti al 1945, a partire dal Razionalismo, evitando atteggiamenti nostalgici. A lanciare gli scritti di Salingaros è stato, non a caso, il Centro studi architettura razionalista (www.cesar.it), animato dal parlamentare di AnPdl Fabio Rampelli. Non siamo, però, di fronte aun fenomeno meramente teorico o a una provocazione culturale. Perché Rampelli ha condotto, soprattutto a Roma, allombra di Gianni Alemanno, alcune battaglie politiche che hanno caratterizzato lazione di An nella politica urbanistica. È stato lui, lanciando uninedita alleanza con Italia Nostra, il principale oppositore al megaparcheggio sotto il Pincio, alla fine bocciato dal sindaco dopo lo scontro furioso con altre forze interne e altre lobby vicine al Campidoglio (An è da sempre vicina ai costruttori). Fu Cristiano Rosponi, presidente del Cesar, a suggerire la provocazione dellabbattimento o dello spostamento della teca progettata da Richard Meier per lAra Pacis che Alemanno usò nella sua prima conferenza stampa da sindaco. È ancora Rampelli, uomo forte del partito sulle questioni urbanistiche, ad animare oggi lo scontro sulla nuova frontiera della restaurazione architettonica a Roma: lazzeramento, o almeno la profonda modifica, del progetto per il Centrale del tennis del Foro italico lanciato dal Coni. Un progetto (detto "er mammozzone" per il suo impatto anche in termini di metri cubi) considerato unoffesa al complesso monumentale costruito fra gli anni Venti e Trenta con il nome di Foro Mussolini come parco dedicato alle discipline sportive per lopera nazionale Balilla, su piani di Enrico Del Debbio e poi di Luigi Moretti. Il primo successo su questo nuovo fronte è lorientamento maturato in Campidoglio - e concordato con il Coni - di passare dalla struttura pesante a una struttura temporanea e leggera in vetro e acciaio, mentre già viene rilanciato un progetto complessivo di riqualificazione del Foro italico. Una battaglia su cui stavolta il Cesar trova come alleato il DoCoMoMo, associazione per la documentazione e la conservazione degli edifici e dei complessi urbani moderni. La presidente della sezione Italia, Rosalia Vittorini, ha già inviato al ministro dei Beni culturali una lettera in cui definisce «allarmante» il progetto attuale e auspica «un progetto di qualità basato sulla conoscenza delle fonti e sullanamnesi del sito e non attraverso occasionali manutenzioni che contribuiscono solo a snaturarne i caratteri». Alleanze, quelle con il mondo ambientalista e con i centri culturali, che danno filo alla tessitura di una nuova urbanistica di centro-destra da replicare fuori della Capitale. Dopo il Maxxi di Zaha Hadid e la Nuvola di Massimiliano Fuksas, che hanno avuto la timbratura del sindaco, per le archistar Roma sembra destinata a diventare territorio off limits. Mentre Rampelli, che non vuole apparire come uomo del no, è pronto a lanciare progetti di riqualificazione come labbattimento della città giudiziaria e la costruzione allEur dellarco di Adalberto Libera nel progetto originario. In project financing, giusto per ribadire che ad animare la battaglia non è la nostalgia del passato.