Mettiamo che nel secolo scorso un intellettuale privo di eredi avesse lasciato allItalia una magnifica villa storica nel cuore di Parigi. E che quel bene non fosse solo una meraviglia architettonica o botanica - come lo è villa Strohlfern - ma rappresentasse una testimonianza culturale e di costume legata a una irripetibile stagione della produzione pittorica parigina attraverso gli studi degli artisti che lì avevano vissuto e prodotto a lungo. Mettiamo poi che, dopo anni di divisioni e di polemiche, si fosse raggiunto un accordo: apertura del parco al pubblico parigino col permesso di ristrutturare la villa agli italiani, sede di un liceo gestito dal governo di Roma. «Ristrutturazione», stiamo bene attenti: non distruzione. E mettiamo che nel nome della «ristrutturazione» gli architetti italiani avessero distrutto le ultime vestigia di quegli studi dartista. Cosa sarebbe accaduto sulla stampa francese? Quante proteste sarebbero arrivate a Roma, tenendo da parte il dettaglio burocratico di uneredità materiale e mettendo in primo piano lobbligo della tutela di un bene, a prescindere dal titolo di proprietà? Fa veramente male sapere della sorte degli studi dartista a villa Strohl-fern. Chissà cosa ne direbbe Antonello Trombadori che, in omaggio a suo padre, il pittore Francesco, della vicenda della villa «francesizzata» fece lui, così impregnato di cultura francese una lunga e personale battaglia ideale e civile. Ma perché quegli stessi francesi che hanno trasformato Villa Medici in una strepitosa macchina culturale che fa onore a Roma e mantengono Palazzo Farnese in una condizione perfetta, un radioso esempio di tutela e insieme di uso, hanno deciso di cancellare le ultime tracce di un retaggio così legato alle vicende della nostra città? Gli obblighi logistici di un liceo, anche se prestigiosissimo come lo Chateaubriand, non possono bastare come scusa. Perciò rivolgiamo la domanda, con tutto il garbo, ai nostri interlocutori francesi qui a Roma: cosa sarebbe accaduto se ad essere sfigurati fossero stati gli studi di un qualsiasi pittore del Novecento francese per puro caso capitati in mani italiane? Altra domanda: ma nessuno avverte la colpa e la responsabilità di una decisione così grave? Piacerebbe, non solo a noi, conoscere una risposta.