Il sindaco: cediamo quello che non è strategico Verga: "Presto lelenco dei palazzi sul mercato" Il Pd: "Così si lasciano famiglie per strada" Per far cassa il Comune venderà gli immobili che non ritiene «strategici». A confermarlo è il sindaco che martedì ha incontrato gli assessore allUrbanistica, ai Lavori pubblici e alla Casa per preparare un piano di cessioni per il prossimo anno. «Gli investimenti non strategici sulla città verranno considerati per possibili disinvestimenti», ha dichiarato Letizia Moratti durante la presentazione della campagna di prevenzione del tumore al seno "Milano si illumina di rosa" organizzata dalla Lilt (Lega italiana per la Lotta contro i Tumori) quando Palazzo Marino si è colorato di rosa per dare «luce e speranza» a chi è affetto dalla malattia. Il sindaco non entra nello specifico degli stabili di cui presto lamministrazione si dovrà liberare per finanziare grandi opere come le metropolitane (la 4 e la 5) che rischiano di non ottenere i fondi promessi dallo Stato a causa dei tagli della Finanziaria. Moratti assicura che «ancora nulla è stato deciso, ma è già tutto nel piano generale del Comune». Le indiscrezioni trapelate dopo la riunione, però, dicono che fra i beni a cui lamministrazione sta pensando di rinunciare ci sono anche le quote dellautostrada Serravalle (il 18,6 per cento) da cui si potrebbero ricavare 250 milioni di euro. Altri 150 milioni invece dovrebbero entrare proprio dalla dismissione di stabili di proprietà del demanio che sarebbero venduti attraverso fondi immobiliari, come è già stato fatto lanno scorso. «Stiamo lavorando allelenco degli immobili che sarà pronto a novembre - spiega Gianni Verga, assessore alla Casa - . Con la prima operazione di valorizzazione avevamo messo a bilancio 240 milioni, che sono già diventati 255 e potranno crescere ancora. Di questi, 150 milioni sono stati incassati prima dellestate e potranno essere usati per finanziare opere a bilancio nel 2008. Con questo nuovo piano prevediamo di mettere a bilancio per il prossimo anno circa 200 milioni: 150 dalle nuove dismissioni, mentre 50 sono i fondi che dobbiamo ancora ricevere». Sulloperazione è critica lopposizione, con Carmela Rozza del Pd che attacca: «Prima di far partire una seconda trance di vendite, bisognerebbe verificare comè andata la prima. Il Comune non è ancora in grado di dire il reddito degli inquilini delle case che sta vendendo, non sa chi lascia per strada». E ancora: «I soldi che si ricavano da questa operazione dovrebbero essere investiti tutti in case, non in opere pubbliche: abbiamo 18mila persone in lista dattesa tra case Aler e comunali. Mentre stando alla delibera del primo fondo immobiliare solo il 50 per cento sarebbe destinato alledilizia». È favorevole invece nella maggioranza Barbara Ciabò, presidente della commissione Casa e demanio, che dice: «Il Comune ha una buona parte del proprio patrimonio che potrebbe essere dismesso. Escludendo le sedi istituzionali o i palazzi popolari, ci sono le case del centro che sono sempre stati affittate a prezzi stracciati».