Il prezzo del riscatto ammonta a quindici milioni di euro. Con questa somma il Real sito di Carditello, tenuta di caccia e d'altri svaghi dei Borbone, ma anche laboratorio di agricoltura e di industria, da ostaggio del Consorzio di bonifica del Basso Volturno, che quasi un anno fa lo pose in vendita, diventerà un bene di proprietà della Regione Campania. Venerdì l'acquisizione del sito sarà sottoposta all'approvazione della giunta. Ma sull'esito del voto non ci sono dubbi: del resto sulla questione l'accordo più importante è già stato raggiunto dai tre assessori, Di Lello, Aita e Anzalone (titolari, rispettivamente, di Beni Culturali, Agricoltura e Bilancio) che hanno partecipato alla stesura del progetto. Un piano a due facce, che se da una parte punta a restituire l'area -circa duemila ettari - alla fruizione del pubblico, dall'altra mira a ricostruire, all'insegna del filologicamente corretto, quello stesso laboratorio per lo sviluppo dell'industria agroalimentare che i Borbone costruirono in quasi un secolo di lavoro. Già da qualche tempo Aita aveva avanzato, per la tenuta di Carditello, l'ipotesi della creazione di un polo di ricerca per la filiera bufalina e le altre produzioni tipiche di Terra di Lavoro. La Regione, dunque, manterrà la promessa fatta proprio mentre infuriava la polemica sui destini del sito, finito per una strana congiuntura tra i bilanci disastrati del Consorzio, che, a corto di contanti e oppresso dai debiti, aveva deciso di disfarsene con un AAA confuso tra le pagine di un giornale di annunci commerciali. Una decisione perfettamente legittima (il sito era di proprietà del consorzio dal 1952) che tuttavia fece gridare allo scandalo cittadini, intellettuali e amministratori pubblici. Il primo no a un nuovo passaggio di mano fra privati, venne da Marco Di Lello, che oggi, alla vigilia dell'acquisizione del sito, sottolinea come «la tenuta borbonica rientra nel piano complessivo per la valorizzazione dei grandi attrattori turistici regionali, di cui sono parte integrante la Reggia di Caserta e i siti borbonici ad essa correlati, in primo luogo il casino di caccia di Carditello e il bosco circostante». Rovinata dall'incuria, la tenuta è stata sottoposta recentemente a un parziale intervento di recupero da parte della Soprintendenza di Caserta, che ha utilizzato risorse - circa cinque miliardi delle vecchie lire -provenienti dal gioco del Lotto. Prima di questo, le ultime opere di consolidamento e di restauro erano state realizzate a singhiozzo nell'arco di un cinquantennio con fondi della Cassa per il Mezzogiorno prima e della Regione Campania poi. Gli ultimi lavori hanno solo in parte restituito allo splendore antico il Casino reale, ma non sono bastati a sottrarre il monumento, che custodisce affreschi (tra gli altri ci sono lavori di Hackert) intarsi e marmi di grande valore, agli attacchi del tempo e dei predatori d'arte, che nel 2001 hanno potuto portare via, complice la mancanza di un qualsiasi servizio di sorveglianza, centinaia di colonnine di gesso dalle balaustre del belvedere. Un furto clamoroso per la mole di materiale asportato: una prova in più dello stato di clamoroso abbandono cui era stato relegato il sito progettato dal Collecini. Ieri, finalmente, la notizia trapelata dagli uffici di via Santa Lucia, che apre nuove prospettive per il turismo culturale di Terra di Lavoro, un sistema ancora tutto da inventare, che da tempo cerca nuove strade per un'offerta integrata oltre la Reggia.
La Regione acquista il Real sito di Carditello per 15 milioni di euro
La Regione Campania ha acquisito il sito di Carditello, un'antica tenuta borbonica, per 15 milioni di euro. Il sito, che era stato messo in vendita dal Consorzio di bonifica del Basso Volturno, era stato tenuto in ostaggio per quasi un anno. La Regione ha promesso di restituire l'area alla fruizione del pubblico e di ricostruire il laboratorio per lo sviluppo dell'industria agroalimentare. La Regione ha anche promesso di creare un polo di ricerca per la filiera bufalina e le altre produzioni tipiche di Terra di Lavoro. Il sito, che era stato abbandonato e danneggiato dal tempo, sarà sottoposto all'approvazione della giunta.
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