Chissà chi lo ha detto a Vannino Chiti che la Toscana possiede circa un terzo del patrimonio culturale del paese (la Nazione del 171). Non pretendo che l'onorevole Chiti conosca i musei di Roma e di Milano, le ville del Veneto, le chiese delle Marche o i siti archeologici della Campania. Non è il suo mestiere. Ma se lo avesse chiesto a me gli avrei spiegato che una affermazione del genere non ha alcun fondamento. Bisognava dire, semplicemente, che la Toscana è ricca di tesori artistici, paesistici, archeologici, monumentali. Come il Veneto, come la Lombardia, come il Lazio, come molte altre. Ora la Toscana vuole governare in autonomia il suo patrimonio culturale esercitando in proprio la tutela, fino a oggi affidata alle Soprintendenze statali. Dopo la Toscana, per gli stessi molivi, uguale autonomia verrà rivendicata dalle altre regioni italiane. Del resto tutte possono accampare argomenti storico culturali altrettanto validi. Ogni regione italiana avrà così la sua leggina sui beni culturali, i suoi soprintendenti nominati dal Governatore (e saranno di destra o di sinistra a seconda di chi comanda) i suoi modi e i suoi stili di esercitare la tutela. E saranno stili e modi assai diversi. Il risultato sarà la frantumazione delta tutela in molteplici e pittoresche interpretazioni. Con tanti saluti all'articolo 9 della Costituzione, quello che proclama essere lo Stato il custode delle bellezze artistiche e del paesaggio. Con tanti saiuti anche a quei grandi intellettuali comunisti (Ranuccio Bianchi Bandinelli, Giulio Carlo Argon) che nella unitarietà e terzietà della tutela su tutto il territorio nazionale hanno creduto. Ma i tempi cambiano, purtroppo, e dubito che i Ds di oggi conoscano i loro maestri di cinquant'anni fa. Ai nostri giorni l'egoismo regionalistico prevale su quella idea unitaria della storia e della cultura nazionale che i padri costituenti avevano posto alla base dell'ordinamento democratico. Vannino Chiti invita la destra a partecipare al progetto di gestione regionale del patrimonio. Anche se qui da noi la destra praticamente non esiste, né politicamente né culturalmente (e questo è un male, fa bene Chiti a sottolinearlo) sono sicuro che non gli sarà difficile persuadere gli avversari. La devoluzione dei beni culturali alle regioni va bene a tutti. Va bene a tutti perché a tutti danno fastidio i lacci e i laccioli posti dalle Soprintendenze statali, soprattutto nel governo del territorio. Oggi un piccolo funzionario di Soprintendenza a mille euro al mese ha il potere di bloccare una variante al piano regolatore o lo scavo per la costruzione di un parcheggio o di un supermercato. Oggi quel funzionario può infischiarsene delle proteste del sindaco perché è un dipendente statate. Potrà ancora infischiarsene, il nostro funzionario, quando si troverà dipendente della Regione?