Domenica non andrà a votare («perché questi tre referendum sono inutili e costosi») ed è sicuro che i sardi sceglieranno la stessa strada: «L'allarmismo del centrodestra e l'attacco politico al Piano paesaggistico non produrranno effetti». Il consigliere regionale del Pd Chicco Porcu è pronto a seguire la linea tracciata dal governatore Soru: astensione e difesa del sistema urbanistico adottato dalla Giunta. Sarà una domenica da gita fuori porta? «Difficile andare a votare sul nulla. In gioco ci sono tre quesiti ingannevoli e inutilmente costosi: anche se fossero approvati, non produrrebbero alcun effetto. Resterebbe pienamente in vigore il Piano paesaggistico. E i quesiti sull'acqua farebbero al limite rientrare in vigore la normativa nazionale, identica a quella regionale». I sostenitori del "sì" sono convinti di riuscire a portare i sardi alle urne. «I sardi sapranno riconoscere l'ennesimo tentativo del centrodestra di suscitare allarmismo per evitare di confrontarsi in concreto con il buon lavoro della Giunta e della maggioranza di centrosinistra. Per quanto mi riguarda non ho dubbi: lasciamo da soli gli allarmisti». Ma il Piano paesaggistico nasce dalla legge 8 su cui si vota domenica. «La legge 8 del 2004 ha esaurito il suo compito con l'approvazione, nell'ottobre del 2006, del Piano Paesaggistico. Non c'è più alcun legame tra tale legge del 2004 e il Ppr. E infatti nella legge urbanistica in discussione in Consiglio regionale ne chiediamo l'abrogazione. La verità è che si propone un referendum inutile - che costa 9 milioni di euro - per portare un attacco solo politico al Ppr e alla Giunta». Tornando indietro, rifareste il Piano paesaggistico nello stesso modo? «Senza Ppr si sarebbero moltiplicati gli interventi di blocco dei cantieri da parte delle Soprintendenze. Fino ad arrivare a un vero e proprio commissariamento statale della Regione, come previsto dal Codice Urbani». Ma servivano vincoli così rigidi? «Senza regole la Sardegna avrebbe rischiato un nuovo sacco delle coste: 30 nuovi milioni di metri cubi con circa 200 mila seconde case. Volumetrie contenute nelle vecchie zone F di espansione turistica. Il paesaggio e l'identità stessa della Sardegna sarebbero cambiati per sempre». Molti sindaci accusano: "Col Ppr non governiamo più il nostro territorio". È vero il contrario. Grazie al Ppr le amministrazioni virtuose che si doteranno di un Piano urbanistico comunale conforme al Piano Paesaggistico avranno in delega la competenza sul paesaggio, senza dover più passare per lo Stato o la Regione. I comuni approvino in fretta i Puc e avranno completa autonomia: non solo limitatamente al centro urbano, come avviene oggi, ma su tutto il loro territorio». Domenica ci sono anche i quesiti sull'acqua. «Anche questi sono ingannevoli. Il centrodestra illude i cittadini che abbiano qualcosa a che fare con gli aumenti tariffari di Abbanoa». Ma gli aumenti ci sono davvero. «Le tariffe sono aumentate perché la legge nazionale ora impone gestioni in pareggio, mentre in passato i deficit venivano scaricati sulla fiscalità generale. Perché, invece di un referendum inutile, non proporre per legge ulteriori agevolazioni per le famiglie a basso reddito e per i comuni dell'interno?». La vittoria dei "sì" rischia di tradursi in una sconfitta politica per la Giunta regionale. «Certo. Sarebbe un fatto politico molto rilevante. Ma se è vero questo, deve essere vero anche il contrario. Il non raggiungimento del quorum sarebbe un vittoria per la Giunta e per le riforme portate avanti in questi anni dal centrosinistra regionale».
SARDEGNA - Indispensabili i vincoli del Piano paesaggistico
Il consigliere regionale del Pd Chicco Porcu ha espresso la sua posizione sull'astensione alle elezioni domenica, affermando che i tre quesiti in discussione non produrranno effetti e che il Piano paesaggistico resterà in vigore. Porcu ha anche criticato il centrodestra per il tentativo di suscitare allarmismo e ha sottolineato che il Piano paesaggistico è una legge del 2004 che è stata approvata e non c'è più alcun legame con il Ppr.
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