La pittura di Giovanni Bellini è una forma di bellezza complessa, che si lascia raggiungere solo con assoluta concentrazione e con un tempo dedicato: qualcosa che, nella penombra religiosa dell'allestimento, tra il rosso delle quinte come teatrali, nelle luci livide che sfiorano le tavole dipinte, diventa facile. «Che spettacolo, quando si farà, una mostra completa su Bellini», scriveva nel lontano 1949 il critico Roberto Longhi. Eccola, quella mostra: la presentano oggi, dopo un lavoro lungo almeno tre anni (a parte una vita di studi), i curatori Mauro Lucco e Giovanni Villa, raggianti per essere riusciti a mettere insieme sessantacinque opere del maestro veneziano, arrivate da trentacinque musei (il Louvre, il Metropolitan, la National Gallery di Washington) e dalle collezioni private del mondo intero. Per chi ha studiato storia dell'arte, Bellini è un caposaldo assoluto, punto di snodo tra il tardo Umanesimo e il pieno Rinascimento, «il più antico dei moderni, il più moderno degli antichi», si scriveva a metà Ottocento. Ma per tanti, dice felice Antonio Paolucci, presidente della commissione scientifica delle Scuderie, è adesso quasi uno sconosciuto, non certo un nome da "blockbuster", tanto da far invece puntare tutto sulla magia del passaparola, nella speranza che capiti a tanti quello che è accaduto ieri mattina al presidente Giorgio Napolitano che alla fine della visitata sospirato: «Peccato che sia finita». A titolo di cronaca: Bellini è stato pittore a Venezia quando quest'arte aveva una funzione decisamente sacrale ma anche del tutto artigianale. La sua era una famiglia di pittori, sua sorella Nicolosia sposa Andrea Mantegna, lui impara a bottega dal padre Jacopo, aiuta il fratello Gentile. Il resto è una vita di pittura che dura, scrive Vasari, fino a oltre i novant'anni. Sulle sue apollinee Madonne col bambino, sulle tremende crocifissioni, sulla leggerezza del paesaggio, sui cieli, sui drappeggi, sui colori, sui cartigli con il nome scandito in basso nelle tavole, sui pigmenti oleosi e gli impasti con l'uovo, sui volti di porcellana e i costati sanguinanti, la critica da sempre si arrovella, si divide, discute e dibatte se Piero della Francesca è stato di più o di meno, se sapeva meglio o peggio tratteggiare un pioppo o un cipresso, ma - è un fatto - sempre più di frequente la ricerca è tornata ad attribuire a Bellini opere credute di altri maestri, da Mantegna in avanti, definendo nel tempo una figura di artista sempre più imponente. Tutto questo - l'ambiente, l'humus culturale, i legami, le tecniche creative - si legge nei due piani della mostra alle Scuderie. A partire dall'esordio monumentale, ridondante, immenso della Pala di Pesaro, un capolavoro anche di carpenteria, dove un ulteriore elemento di straordinarietà è dato dalla ricongiunzione tra la tavola e la sua "cimasa", la sontuosa cornice che la circonda. A seguire, altra opera mai uscita dal suo museo, la Continenza di Scipione, fregio di oltre tre metri che simula il marmo. Ancora, le serie complete dei Crocifissi e delle Pietà, i ritratti e le Madonne, per la prima volta accostate a evidenziarne variabili e analogie. Si compone così uno straordinario spettacolo pittorico ma si stabilisce anche un punto scientifico e filologico di cui si darà conto in un convegno che riferirà anche dei restauri compiuti su molte delle opere esposte. Hanno osservato infine i curatori che Bellini è stato artefice di una forma di unità nazionale e linguistica e che si deve a lui il merito di avere conservato nelle sue opere un paesaggio perduto. Dopo l'austera soavità dei ritratti di Antonello da Messina (impareggiabile mostra del 2006), questa è senz'altro un'esperienza superiore a ogni stravaganza multimediale, il più vero e sostanziale genere di "parco a tema" che Roma possa offrire.
MOSTRE - Bellini. Quando la pittura diventa spettacolo
La mostra di Giovanni Bellini, curata dai curatori Mauro Lucco e Giovanni Villa, è stata inaugurata alle Scuderie di Venezia dopo un lavoro di almeno tre anni. La mostra presenta sessantacinque opere del maestro veneziano, provenienti da musei e collezioni private in tutto il mondo. Bellini è considerato un caposaldo assoluto nella storia dell'arte, punto di snodo tra il tardo Umanesimo e il Rinascimento. Tuttavia, per molti è un nome sconosciuto e la mostra si è concentrata sulla magia del passaparola per attirare l'attenzione del pubblico. La mostra presenta opere come la Pala di Pesaro, la Continenza di Scipione e le serie complete dei Crocifissi e delle Pietà.
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