II nodo è sempre lo stesso: come vendere un palazzo che contiene una collezione d'arte pubblica ed è vincolato dal codice Urbani-Rutelli per la difesa dei Beni Culturali garantendo cioè il mantenimento della «pubblica fruizione»? La soluzione individuata dal Comune scaligero è stata quella di spostare la galleria d'arte di Palazzo Forti a Palazzo della Ragione e con lei l'oggetto della «pubblica fruizione». Trasloco già in vista entro l'anno, assicura l'assessore alla Cultura Daniele Polato. Salvo assenso da parte della Direzione regionale guidata dall'architetto Ugo Soragni che, per parte sua, dichiara di essere in pacifica attesa delle «documentazioni integrative» dal Comune di Verona. «I tre punti ancora da chiarire sono la pubblica fruizione, il programma dettagliato dei restauri e la pubblica utilità. -taglia corto Soragni - e su questi punti stiamo ancora attendendo la documentazione integrativa richiesta al Comune». Per far quadrare il cerchio l'amministrazione ha mobilitato ben quattro assessorati. Infarti sia i Lavori Pubblici, che l'Urbanistica, quanto il Patrimonio e la Cultura stanno lavorando all'istruttoria da sottoporre a Soragni. «Vista la complessità dell'operazione - spiega l'assessore Polato - abbiamo deciso di suddividere l'operazione in due tranches. La prima parte riguarda la porzione del complesso che da su vicolo Due Mori ed è la più semplice, non c'è nessun vincolo e la procedura sta avanzando speditamente. Sull'area in cui insiste ora la galleria d'arte, invece, stiamo risolvendo le ultime questioni». E le questioni sono due, da un lato la spina nel fianco della fruizione pubblica da archiviare, appunto, con il trasloco della galleria stessa, la seconda riguarda i reperti archelogici dell'area. «Stiamo mettendo a punto un bando - conclude l'assessore Polato - in cui sarà ben chiaro per l'acquirente che i beni archeologici sottostanti al Palazzo non sono alienabili». Come a dire che chi compra non potrà dirsi titolare delle fondazioni. Resta poi da chiarire se il cambio di destinazione urbanistica, già presentato con le nuove schede, da museale a commerciale, residenziale e direzionale sarà considerato legittimo. E arbitro dell'intricata matassa resta la Direzione regionale del ministero per i Beni e le Attività Culturali. L'architetto Soragni, infatti, avrà la facoltà di opporre il suo diniego o di rigettare l'istruttoria del Comune chiedendo ulteriori integrazioni. Ad esempio sulla scelta di soprassedere sul primo punto dell'articolo 55 del Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici che annovera fra i beni «inalienabili» le «raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche».