Non c'è stato uno sbocco positivo al tavolo sindacale tra il sovrintendente archeologico di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni Guzzo ed i rappresentanti dei lavoratori delle svariate sigle sindacali presenti in azienda (Uil, Flp la Conf-sal-Unsa, Rdb e Cgil). La vertenza, ancora aperta, riguarda gli emolumenti arretrati per straordi-nari e festivi e soprattutto del Fop (salario aggiuntivo aziendale). Su questa ultima voce la Corte dei Conti ha espresso una riserva nell'esame del Bilancio della Soprintendenza. A complicare la situazione di stallo che si è venuta a determinare, dopo il commissariamento degli Scavi di Pompei, relativamente all'utilizzo degli incassi dei biglietti d'ingresso al Monumento (circa 30 milioni di euro l'anno) è insorta una situazione di legittimità molto singolare. In estrema sintesi i cordoni della borsa li tiene in mano il Commissario Renato Profili mentre la decisione della spesa (come nel caso del pagamento degli arretrati) compete generalmente Guzzo che è stato confermato nelle sue funzioni. Risultato che si è verificato alla fine della riunione di venerdì è la paralisi totale dei rapporti, complicati dalla tradizionale divisione delle sigle sindacali aziendali che, a sentire il dibattito è ulteriormente peggiorata. Ha assunto anche connotazioni campanilistiche dopo l'unificazione delle soprintendenze di Napoli e di Pompei tra i dipendenti che lavorano negli Scavi archeologici e quelli del Museo Nazionale di Napoli. In un comunicato unitario delle organizzazioni sindacali, stilato alla fine dell'incontro con Guzzo è stato preso atto che "ancora una volta, non sono state date assicurazioni circa i pagamenti dovuti al personale". La conseguenza è stata "la propria indisponibilità a trattare su ogni altro argomento, sino a quando il Soprintendente non provvederà a liquidare le somme spettanti ai lavoratori". E' stato dichiarato, quindi, lo stato d'agitazione. Non si consentirà un piano d'organizzazione del lavoro fino a che l'Azienda sarà in mora con il pagamento degli arretrati. Al momento non si vede una via di uscita al problema. C'è un evidente conflitto di competenza interno al Mibac che trae l'origine da un malinteso sull'utilizzo dei fondi rivenienti dall'incasso dei biglietti agli Scavi di Pompei, che nell'originaria intenzione dovevano essere spesi esclusivamente per i lavori di restauro del monumento.