Un nuovo ricorso al Tar, un confronto al ministero dei Beni culturali, una diatriba latente tra soprintendenze. Tra Regione, Comune e i privati, la battaglia sul colle cagliaritano di Tuvixeddu non sembra trovare armistizio. Non dopo le parole della responsabile per i Beni Archeologici, Fulvia Lo Schiavo, che sabato scorso ha difeso l'opera di una soprintendenza finita nel mirino per i muraglioni realizzati fuor di concessione nel Parco comunale della necropoli punica. Lo Schiavo ha anche ricordato che le 431 nuove tombe - alla base della richiesta della Regione di un vincolo totale - non esistono più. Ma l'ultima parola spetta ancora una volta alla magistratura: nei giorni del sequestro del parco urbano, il 4 aprile, la polizia giudiziaria aveva acquisito gli atti prodotti dalla soprintendenza archeologica. Chiaro l'intento di valutare dell'ex responsabile, Vincenzo Santoni, andato in pensione dopo aver ribadito il no al vincolo esteso all'intero complesso, che avrebbe spazzato via Coimpresa. Sempre alla magistratura spetterà un altro tipo di vaglio: quello sulla legittimità dei decreti che bocciano le ultime due autorizzazioni comunali rilasciate a Coimpresa il 26 agosto. Con quei provvedimenti, l'ex soprintendente alla tutela paesaggistica, Fausto Martino, aveva gettato le basi per una rivisitazione generale delle autorizzazioni, se è vero che il direttore regionale ai Beni culturali Elio Garzillo sta valutando la possibilità di estendere la ratio di quei decreti a tutte le licenze. Nuove Iniziative Coimpresa, proprietaria delle aree da edificare, impugnerà di fronte al Tar i due atti firmati da Martino il 12 settembre, pochi giorni prima di lasciare l'incarico. «Faremo di certo ricorso», ha assicurato l'amministratore Giuseppe Cualbu, assistito dal legale Pietro Corda. E domani i soprintendenti dovrebbero incontrare il ministro Sandro Bondi per illustrargli l'intricata vicenda.