Dal presidente della Provincia di Oristano Onida arrivà il Sì per il referendum urbanistico Le regole paesaggistiche erano finite anche nella sua agenda da assessore regionale all'Ambiente («Purtroppo il progetto non è mai arrivato in Aula»), ma Pasquale Onida, presidente della Provincia di Oristano di centrodestra, eletto con la bandiera di Fortza Paris, preferisce tenersi alla larga dalla «filosofia delle norme urbanistiche» alla base del Piano paesaggistico: «Domenica voterò "sì" per abrogare una legge che considero ingiusta». Molto meno marcata invece la linea per i quesiti sull'acqua: «Lascio libertà di scelta agli elettori». Cominciamo con le norme sul paesaggio. Perché vuole abrogare la legge 8? «Per rimettere a posto gli schemi ribaltati dalla Giunta regionale». Cosa significa? «Il governo del territorio è un diritto sacrosanto delle comunità locali. E questa regola è stata stravolta in nome di una scelta autoritaria e ingiustificata». Le amministrazioni locali si sono mosse spesso in ordine sparso sulle scelte urbanistiche. «Sindaci e consigli comunali sono maturi per occuparsi delle questioni ambientali. E poi io rifiuto l'illuminismo del governatore che si arrocca dietro la sua personalissima tesi: si fa così perché quello che dico io è giusto ». In ogni caso un piano di tutela ambientale non era più rinviabile. «Su questo non ci piove. Anche io, quand'ero alla Regione, avevo lavorato per definire le norme paesaggistiche. Solo che è assurdo dividere i sardi in buoni e cattivi». Che c'entrano i manichei? «Non si può dire che è cattivo chi non si trova d'accordo con una filosofia dei vincoli ambientali tanto rigida». Come dovrebbero essere questi vincoli? «Dovrebbero partire da un presupposto biblico». Si arriva addirittura alla Bibbia? «Mi piace pensare a questo accostamento. Al centro del creato c'è l'uomo. L'uomo deve proteggere l'ambiente, l'uomo deve fruire dell'ambiente». A volte l'uomo distrugge. «L'uomo non ha il diritto di distruggere, ma in Sardegna, per esempio, l'uomo ha il diritto di coltivare la terra e di allevare il bestiame. Anche perché questo è il modo migliore per proteggere il territorio Invece il sistema agropastorale è strozzato dai vincoli paesaggistici». Perché? «Perché i parametri rigidissimi sulle misure per gli immobili, sommati all'antica frammentazione delle terre, impediscono persino la realizzazione di una capanna per gli attrezzi. Così l'uomo perde il suo ruolo nel territorio». Tra cinque giorni la linea del "sì" dovrà fare i conti il quorum. «La quota dei votanti è un rischio che si corre, ma sono convinto che negli ultimi tempi c'è stata la presa di coscienza dei cittadini sardi. Un risveglio vincente». Domenica ci sono anche i due quesiti sulla gestione dell'acqua. «Il presupposto della riorganizzazione della gestione del servizio è da considerarsi positivo, i problemi sorgono però sul piano operativo. Abbanoa non funziona come dovrebbe». Ma lei come si schiera? «Ritengo che in questo caso agli elettori debba essere lasciata libertà di scelta». Si spieghi meglio. «Lo ripeto, la riorganizzazione del sistema idrico, con la creazione dell'Autorità d'ambito, è da leggersi positivamente. Non so poi se questo servizio debba essere su scala regionale o diviso tra le otto province».