Entrambi sono stati al centro di eventi che, stranamente, non hanno avuto lattenzione che meritano. Sul primo, confronto di opinioni molto diverse tra loro alla festa del Partito democratico alla Mostra dOltremare. Sul secondo, polemica a distanza tra progettisti e assessore al ramo. Tratto comune ai due eventi, una lentezza esasperante con la quale si applica il primo e si redige il secondo. Piano piano verso il futuro, appunto. Piano regolatore, Mostra dOltremare. Si discute di riqualificazione delle città e politiche urbane. Il momento più significativo del dibattito è quando il vicesindaco e assessore allurbanistica Santangelo dice che il Piano regolatore di Napoli non si tocca. Se cè qualcosa da cambiare si cambierà ma non si modifica nella sostanza. Una presa di posizione esplicita e perentoria, che rafforza una precedente dichiarazione del sindaco Iervolino che nei giorni precedenti aveva manifestato il timore che si stia preparando un nuovo sacco della città. Riccardo Giustino, Corace, Cerrito e altri prendono le distanze da Santangelo, Ennio Cascetta invita a guardare ben oltre la dimensione provinciale. Il messaggio politico che viene dal Comune è chiaro, ma non è condivisibile. Ci risiamo con il fattore RdP (Regno del Possibile) che da oltre ventanni condiziona le scelte urbanistiche per Napoli segnate da estrema prudenza, attendismo, molto più spesso da inerzia, per il timore di ritrovarsi di fronte a una riedizione del piano urbanistico per il centro storico redatto negli anni Ottanta da università e imprenditori e titolato con immaginifico linguaggio. Non convinceva molti (e chi scrive tra questi) e fallì, anche se aveva alcuni capitoli meritevoli di attenzione, il progetto economico e la formula pubblico-privato, per esempio. Fallì, ma lasciò una ipoteca politico-metodologica che si esprime attraverso veti e azioni di interdizione ogni qual volta si parla di intervenire sul centro storico. Questo è un segnale di debolezza perché unamministrazione forte e coesa, politicamente credibile, ha strumenti tecnici e normativi per governare i processi di crescita urbana e indirizzarli verso obiettivi condivisi e culturalmente avvertiti. Un governo della città debole non mette in campo iniziative di innovazione urbanistica perché teme di non riuscire a frenare derive progettuali indesiderate. Santangelo sa bene che molte cose nel Piano non vanno, che la sua attuazione accusa ritardi, che non è vero che non si tocca nella sostanza perché in più duna occasione - dal tunnel costiero (poi abbandonato) allo stadio (poi abbandonato) alla città della vela (poi abbandonata) ai progetti delle metropolitane e a quelli legati allauspicato Forum mondiale - le modifiche piccole e grandi sono allordine del giorno. Che senso politico ha lanciare un messaggio così privo di speranza progettuale? Intanto, sul centro storico si registra lennesimo ritardo. In questi giorni scade il termine entro il quale il protocollo di intesa tra Regione, Comune, Soprintendenza e Curia per interventi nel centro storico con fondi europei 2007-2013 deve tradursi in accordo di programma con relativi progetti. Non si sa nulla di ufficiale in proposito e dunque non si può andare oltre il disappunto e la laconica constatazione del ritardo. Piano strategico, cronaca cittadina dei giornali. Due dei tre consulenti del Piano strategico, Attilio Belli e Carlo Donolo, scrivono al "Corriere del Mezzogiorno" per spiegare le ragioni delle loro dimissioni. Pongono cinque questioni molto serie connesse al Piano, analizzano in dettaglio i problemi affrontati, citano i documenti prodotti, minimizzano le ripetute inadempienze, le disattenzioni, i ritardi degli interlocutori politici, tacciono, con stile, sulla litigiosità interna allAmministrazione comunale su questo argomento. Stremati da queste difficoltà - e chi ha a che fare con situazioni del genere sa che il termine non è uniperbole ma è condizione psico-fisica reale - nella primavera di questanno si dimettono. Risposta piccata e difesa dufficio da parte dellassessore Oddati che preannunzia per fine anno la chiusura del Piano, cioè la pubblicazione dun documento. Per i progetti che sostanziano il Piano cè ancora da aspettare. Sono passati quasi quattro anni dal varo di una iniziativa progettuale che teoricamente doveva precedere il Piano regolatore approvato nel 2004. Questi i tempi di Napoli. Solo una citazione per quelli di Valencia con la quale dovevamo competere per la Coppa America. Lultimo Gran Premio di Spagna di automobilismo vinto da Massa sè svolto su un tracciato urbano che è stato realizzato per la Coppa America e poi trasformato per nuovi adattamenti. Piano, piano... verso il futuro, sintitola un recente e critico intervento di Benedetto Gravagnuolo sullurbanistica napoletana degli ultimi anni. Quanto ai tempi, descrive una condizione molto napoletana, molto meridionale, una lentezza che ci allontana dalla modernità e dallEuropa, ma anche da molte altre grandi città italiane.
NAPOLI - la strategia del non fare
Il vicesindaco e assessore allurbanistica Santangelo ha espresso una presa di posizione esplicita e perentoria affermando che il Piano regolatore di Napoli non si tocca, se non si modifica nella sostanza. Questa affermazione è stata criticata da Riccardo Giustino, Corace, Cerrito e altri, che hanno preso le distanze da Santangelo. Il messaggio politico del Comune è chiaro, ma non è condivisibile. Il Piano regolatore è stato redatto negli anni Ottanta e fallì, ma lasciò una ipoteca politico-metodologica che si esprime attraverso veti e azioni di interdizione ogni qual volta si parla di intervenire sul centro storico.
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