Più in generale, allindomani della conclusione di Mi-To che ha tenuto fede giorno dopo giorno al fitto calendario, lannullamento di alcune recite del secondo titolo del programma ballettistico autunnale è una brutta figura, anche per chi di colpe non ne ha: svela uninsicurezza che investe tutta lorganizzazione scaligera. Anche perché, a quanto si intuisce, lansia per le aperture di sipario sarà un molesto compagno di viaggio per gli spettatori. Magari fino alla vigilia del 7 dicembre, quando SantAmbrogio sarà chiamato al solito miracolo sindacale. Tutto ciò suona male, anzi stona in un teatro che ha lambizione di dare lezioni di produttività e slancio propositivo. Con che spirito artistico, ad esempio, ci si appresta alla nuova produzione della Vedova allegra e, tra non molte settimane, a quella di Don Carlo? E quale impressione offre la Scala al pubblico, non solo quello che avrebbe dovuto assistere agli spettacoli? In altre parole, quanto costa allimmagine scaligera, e quindi di Milano, una trattativa che pare caratterizzata da rigidità daltri tempi? Se è possibile prevedere lironia degli osservatori internazionali, non lo è altrettanto la reazione in ambienti politici di casa. Sciogliendo le ambiguità dei proclami della prima ora, pochi giorni fa il ministro Sandro Bondi ha confermato il varo di una legge speciale per la Scala (e lAccademia di Santa Cecilia). Riconoscimento al profilo artistico, alla solidità finanziaria e allassetto "speciale" della fondazione. Ma anche status che frutterà maggiore manovrabilità interna nei rapporti tra lavoratori dei diversi settori e sovrintendenza. In tale prospettiva, certe ostinazioni di oggi appaiono masochiste. Potrebbero scoraggiare se non inibire i tempi politici per una rifondazione istituzionale che la Scala attende da anni, e che già non raccoglie molte simpatie tra i teatri-colleghi nazionali.
MILANO - Un danno per il futuro del teatro
La Scala di Milano ha annunciato l'annullamento di alcune recite del suo programma autunnale, causando insicurezza e preoccupazione tra gli spettatori e gli artisti. L'annuncio è stato visto come un segno di inadeguatezza e di rigidità da parte dell'organizzazione. La trattativa per la gestione della Scala è stata caratterizzata da ambiguità e da una mancanza di slancio propositivo. Il ministro Sandro Bondi ha confermato il varo di una legge speciale per la Scala, riconoscendo il suo profilo artistico e finanziario, ma anche confermando il suo status di istituzione politica.
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