Il Circo Massimo, la sua solitudine, la sua inutilità. Quante volte se ne è parlato? Quante volte è stata sottolineata l'opportunità di dare un significato al più grande monumento della romanità? E' poco più di uno sterrato, dove i ragazzi giocano a pallone, dove le mamme prendono il sole con le carrozzine, dove i tifosi della Roma sono calati a migliaia per festeggiare - con in testa Antonello Venditti e Sabrina Ferilli - il loro ultimo successo pallonaro. Se ci sono proposte (chissà, da parte del Campidoglio, del Sovrintendente La Regina, del ministro Urbani) è tempo di conoscerle. L'ultimo che ne ha avanzata una concreta è stato il professor Andrea Carandini: «Anzitutto si tolga l'isolamento di questo spazio rispetto al Palatino. Il Circo, aperto a al grande pubblico, faceva parte dei palazzi imperiali, come il giardino di Versailles, in cui tutti potevano entrare, se provvisto di spada e tricorno». Occorre decidere la chiusura - scriveva sempre l'archeologo - della via dei Cerchi spostando il traffico sul lato del monumento a Mazzini, per creare uno nuovo ingresso al Palatino. Un'idea affascinante, anche se discutibile e di non facile applicazione. Un'idea, purtroppo, a cui ha è seguito solo il silenzio. Lo hanno detto in tanti: il carcere di Regina Coeli deve essere chiuso, ma finora abbiamo aspettato invano. A chi spetta? Al ministro della Giustizia Castelli? Durante la campagna elettorale per il campidoglio sia Walter Veltroni sia il suo avversario Antonio Tajani ammisero che la vecchia prigione, ospitata nell'antico convento delle Carmelitane Scalze, doveva lasciare il posto ad un museo. È passato un altro anno. Chi deve decidere perché non lo fa?